Il Bosco Sacro

Elémire Zolla
1983 , Parma , FMR n° 12

 

Tanti anni fa esisteva una rivista meravigliosa, FMR, edita con spirito largo e munificenza da Grand Seigneur, da un editore parmense, Franco Maria Ricci. Poiché la rivista era molto bella e l’editore molto ricco (e bello anche lui) le critiche piovvero come pioggia acida. Chi non si curava delle censure scoprì su questa rivista luoghi, cose, nomi, opere, autori che gli aprirono talvolta strade verso ulteriori tappe di una fervida attività di curiositas.
Nel numero 12 dell’aprile 1983 apparve uno splendido e gelido cristallo, cinque pagine di Elémire Zolla sul Bosco Sacro di Bomarzo. Queste nel 1985 rifluirono in Aure, pubblicato dallo stesso Autore per Marsilio, ma lette nella rivista patinata ed illustrata creavano un’aura, appunto, di diverso spessore. Chi allora era poco più che un ragazzo per la prima volta percepì leggendo quelle pagine il senso e la sintesi mentale di quei santuari neoplatonici dei Cimini che aveva visitato fin da bambino rimanendone colpito a livello emotivo ed intimo in maniera indelebile.
Da allora molti dotti e splendidi studi si sono succeduti sul complesso di Bomarzo, sviscerandone analiticamente infiniti aspetti, ma la sintesi folgorante di Zolla a parere di chi scrive rimane insostituibile.
(Anni fa, chi scrive conversava di questo argomento con un architetto dal pizzo biondo e luciferino in un’elegante Villa romana sul Gianicolo, dove i presenti sfoggiavano acacie, fili a piombo, compassi, squadre, non-ti-scordar.di-me. L’architetto disse che una parola definitiva sul complesso di Bomarzo è impossibile a dirsi “poiché questo esprime significati diversi ogni volta che lo si visiti, a seconda della stagione, del clima, del cielo, della luce, e dello stato d’animo di chi lo interroga”. Sembrò di vedere a queste parole come un lampo nel suo occhio glauco. Suggestioni).
Quanto adatta allo studioso e psicopompo torinese una simile materia, i cui elementi costitutivi sono l’acqua che scorre, le piante che crescono nei nifei e nelle forre, la pietra tufacea, la dimensione lunare  (Tema Natale di E.Z.: Cancro ASC Cancro).
Dai monti Cimini digrada a ventaglio un altopiano ondulato, boscoso, ricco d’acque vive, che a occidente e a settentrione si arresta a baluardo in vista del Tevere serpeggiante. In questo breve spazio (…) i feudatari ecclesiastici (…) [trasmisero] nel tufo la tradizione (…) [e] soltanto simboli, dèi pagani ammisero in questi loro santuari dove mille anni di dominazione cristiana erano inflessibilmente ignorati, sospesi per incanto”.
Come nelle scene iniziali di un film, l’articolo di E.Z. ci fa vedere la regione dall’alto, tra le nubi e le acque atmosferiche, per scendere rapidamente su Caprarola, Bagnaia, Soriano, e planare alla fine sul Bosco Sacro di Bomarzo.
Ed ecco che inizia ad accompagnarci in una visita guidata molto sui generis, dove ovviamente si va subito al sodo, dandoci un caleidoscopio interpretativo delle singole parti del complesso, dell’insieme, e soprattutto del senso del percorso possibile al suo interno. Ovviamente UNO dei percorsi possibili. Ovviamente, ogni tappa, luogo, decorazione, glifo, sono pretesto, anzi no, occasione, per parlare dell’Universo. Ovviamente, non si dà una descrizione dei monumenti effettivamente presenti in situ, perché per questo è sufficiente una qualsiasi guida turistica comme il faut.
Questa rapsodia acquatica, dove l’autore si presenta come un moderno umido Proteo, potrebbe sembrare, così narrata, priva di un centro. E si potrebbe giungere alla conclusione “…Paradiso Terrestre, (…) incipit perenne, patria di ogni seme.” ebbri di parole, concetti ed immagini, come un orso che ha fatto razzia di miele. Ma.
Ma a guardar bene un nocciolo duro del testo c’è. Un punto che sintetizza tutto l’insieme e non dimostra alcunchè (dimostrare è volgare, il Maestro MOSTRA), come un garbato gesto che accenna per chi sappia vedere, è la apparente digressione sulla fontana Papacqua del vicino castello di Soriano, del Cardinal Madruzzo. Se volete vedere cosa sia un Fauno, e cosa sia una Fauna, ovvero una Iuno, andate là. E da lì andate poi a Bomarzo. Potrete forse capire, con l’Intelligenza del Cuore, molte altre cose, accennate signorilmente con mano guantata da E.Z. Ex ungue leonem.
 
(Adesso, dopo numerose vicende, non tutte felici, Franco Maria Ricci ha largamente abbandonato l’editoria e si sta dedicando, in un suo possedimento nel Parmense, a ricostruire un parco secondo il modello descritto nell’Hypnerotomachia Polyphili. Trent’anni dopo, l’archetipo è sempre operante).

Federico Gizzi