The Marquis De Sade A life

Neil Schaeffer
Picador , 2001 , Londra , Picador

Dedicato al Cavaliere de la Barre, vent’anni, decapitato il 1 luglio 1766 a Parigi per atti sacrilegi
 
Se Aleister Crowley può essere considerata una personalità nel Ventesimo secolo che ha cercato in tutti i modi di scandalizzare il mondo borghese con le sue gesta sempre ‘contro’, possiamo ben immaginare il valore di De Sade, il divin marchese, che ha passato gran parte della sua vita in carcere sia sotto la Monarchia, la Rivoluzione con Robespierre e poi con Napoleone per la sua vita e le sue opere. Non è un caso così che molti scrittori e letterati si siano posti di fronte al ‘monumento’ De Sade: Bataille, Klossowski, Foucault, lo stesso Pasolini che però ha dato nel suo film una immagine secondo me non veritiera della potenzialità dell’opera di Sade, e molti altri ancora hanno dovuto e voluto fare i conti con questo personaggio così in avanti rispetto ai suoi tempi che oggi risulterebbe quasi innocuo.
Sade ha così una importanza innegabile e determinante nella costruzione dei paradigmi del nostro essere contemporaneo e la sua capacità di sovversione è ancora presente se a tutt’oggi viene tenuto come in un angolo da parte della critica letteraria e sociale, ‘dimenticato’, e vedremo in seguito come al contrario sia veramente ricco di suggestioni e impressioni.
La biografia di Schaeffer è molto utile perché ci presenta l’uomo Sade, il marchese che ha vizi ‘particolari’ che però alla fine viene ingiustamente detenuto per lungo tempo per colpa della suocera interessata ai suoi beni materiali (chi ha orecchie per intendere intenda!), il cittadino Sade che incita la folla dalla cella della Bastiglia a liberarne i prigionieri e che si trova a sua volta in tarda età ad essere riarrestato questa volta non per il suo comportamento ma per i suoi scritti ormai considerati degeneri. La penna e la carta così fanno più paura di un vero omicida e Sade concluderà i suoi giorni nell’ospedale psichiatrico di Charenton organizzando, quando glielo permetteranno, recite teatrali con l’ausilio dei pazienti stessi (questo ricorda molto l’ultimo periodo di A. Artaud nell’ospedale psichiatrico).
Ripercorrere la vita di Sade è molto interessante per tutta una serie di motivi, in primis per comprendere non solo la sfaccettata personalità del marchese, ma anche l’ambiente culturale, sociale ma soprattutto mentale che dà vita alle sue opere più scandalose. Sade, ci rendiamo conto dalla lettura, è ‘avanti’ ai suoi tempi, un ribelle e sovversivo non tanto per quanto riguarda l’aspetto sociale ma per le sue idee che non trovano riscontro nella vita di quell’epoca: disprezzo dell’autorità e della religione, considerazione della donna e dell’omosessualità, approfondimento filosofico che alla fine lo porta a apprezzare solamente la Natura come materia in movimento rigettando in primis il Dio cattolico, e la morale susseguente.
Sade è l’autore del romanzo più radicale mai scritto, Le Centoventi giornate di Sodoma, riapparso e pubblicato in prima edizione negli anni ’30 del secolo passato, ma gli orrori presentati nei suoi testi non riuscirono a superare la realtà, visto che per esempio nel settembre 1792 la testa della principessa di Lamballe amica della regina venne portata su una picca, i suoi seni tagliati e la sua vulva usata a mò di moustache da parte di uno dei suoi giustizieri.
La storia di Sade ci porta così a riflettere sul mondo contemporaneo: l’uomo che ha vissuto per gran parte della sua vita adulta in un carcere ci porta a pensare all’ultimo ‘guru’ rinchiuso negli Stati Uniti, Charles Manson, da trentacinque anni in carcere avendone passati lì cinquantadue dei suoi settanta anni, il che lo rende già di per sé un monumento all’interno del mondo carcerario e giudiziario. Manson per esempio è stato condannato per essere stato il mandante, non l’autore materiale, degli omicidi dell’attrice Sharon Tate ma non viene rilasciato non tanto per la sua pericolosità materiale, un uomo di settantanni non va molto lontano, ma per la paura che un simile personaggio potrebbe essere libero, né più né meno come Sade…
L’istituzione carcere, la libertà, la pazzia, il libertinaggio, la filosofia etica, ect., molti temi nascono così dall’affrontare la vita di Sade e molti altri ne nascono dal leggere le sue opere, ma per queste ultime vi rimando ad una prossima recensione

Roberto Migliussi