Diario del Ladro

Jean Genet
Il Saggiatore , 2002 , Milano , Il Saggiatore

“Negando le virtù del vostro mondo, i criminali disperatamente acconsentono ad organizzare un universo proibito”.
 
Tradimento, furto ed omosessualità, questi sono i passi dell’ascesi a santo di Jean Genet riproposti nel suo “Diario del ladro”, la cronaca delle sue avventure europee tra delinquenti di mezza tacca, ruffiani e omosessuali che vendono il loro corpo. Genet scrive il suo diario alla fine della seconda guerra mondiale dove lui, filonazista in odio al suo paese e amante di una ex SS francese, cerca di attenuare le sue colpe e i suoi imbrogli in vista di una sua riabilitazione auspicata principalmente da quello che ne aveva scoperto i pregi letterari, Jean Cocteau. Il libro così non è una confessione esplicita in quanto precede di poco la grazia concessa dal presidente della Repubblica Francese a Genet e sollecitata l’anno prima da Sartre e Cocteau.
Genet qui più che presentare il vissuto allarga le maglie dell’ambiente facendoci penetrare in quella umanità sordida, pederasta, delinquenza da strapazzo, con i suoi codici estetici e di comunicazione che propongono un principio di identità sessuale che supera l’etica familiare e patriottica che aveva portato l’Europa agli orrori della guerra (i suoi continui riferimenti al vostro mondo, non al suo). Ed è principalmente questo il motivo della sua attualità

Roberto Migliussi