Snakewand/The Darker Strain

Kenneth Grant
Starfire Publishing , 2001 , Londra , Starfire Publishing

Per una volta, la lunga attesa per un libro, la cui stessa esistenza era sembrata per molti anni una semplice chiacchera, si è dimostrata essere, – non una delusione ma piuttosto tutto l’opposto! “Snakewand/The Darker Strani” è il secondo volume della presentazione della Starfire Publishing della produzione immaginativa di Kenneth Grant (seguendo il suo romanzo semi-autobiografico, “Against the Light”), e serve a confermare la sua reputazione come una voce veramente unica e ineguagliata nell’arena della finzione cosiddetta ‘strana’ del ventesimo secolo.
I piccoli romanzi inclusi in questo volume datano originalmente dagli anni ’50, il periodo della partecipazione intensa con una ‘troupe’ occulta conosciuta come la Loggia Nuova Iside. Le attività bizzarre e magico-teatrali di questa Loggia sono state raccontate in dettaglio nella sua dissertazione  non immaginaria, Hecate’s Fountain.
“Snakewand” è un magnifico, esempio autonomo del romanzo cosiddetto ‘strano’ – inzuppato nella spettralità, ambiente caricato sessualmente del mondo occulto nel periodo dopo la guerra – ma esso inoltre serve a illuminare di riflesso il materiale sul Culto Africano della Iena Spettrale o ‘Bultu’, che fu presentato formalmente, anni più tardi, in “Nightside of Eden”. Questo è tipico della cronologia piuttosto sinuosa della spiegazione di Grant dei ‘Misteri Tifoniani’, dove i temi e concetti emergono, si dissolvono e quindi riappaiono come vivere in qualche complicato arazzo intrecciato. (Una cosa a parte: la descrizione del tratto acquatico fuori Belpham è l’evocazione più miasmatica della palude dal capitolo d’apertura del romanzo di Sax Rohmer, “Batwing”.)
Il Bultu rappresenta lo zootipo par excellence del culto voodoo di Zamradiel. Il significato della iena giace nel suo ruolo come il ‘frequentatore del crepuscolo’, abitante della porta liminale, transizionale dell’oscurità –  l’abisso tra il giorno e la notte, la vita e la morte, la manifestazione e la non manifestazione. Inoltre le peculiarità della fisionomia dell’animale tendono verso il retromingente – la ‘via all’indietro’, e quindi simbolico della parte inversa dell’Albero della Vita. Qui la simbologia arriva a chiudere il cerchio, connettendo i Tunnel trans-sephirotici di Set sulla parte dietro dell’Albero – ed in particolare, naturalmente, con quel Tunnel assegnato in specifico all’arcano di Zamradiel.
In “Snakewand”, il Culto della Iena Spettrale si manifesta drammaticamente in trasformazioni licantropiche del suo protagonista principale e narratore. Non è chiaro se queste trasformazioni abbiano luogo sul piano fisico, o strettamente dentro i parametri astrali della ‘Zona Malva’. Parimenti per l’identità del narratore – sebbene la seguente dichiarazione di Kenneth Grant suggerisce un candidato molto vicino a casa:
“’Fanlight’ era il titolo originale del racconto. Esso era basato su una lunetta autentica in una casa che io una volta occupai e attraverso il quale io frequentemente mi lanciavo in escursioni sogno-magiche. Un lampione dalla strada riflesso da una finestra del primo piano opposta alla casa mi guardava fissamente mentre io giacevo disteso a letto. Essa mi ipnotizzava portandomi ad una profonda sonnolenza e mi trascinava fuori dalla casa”. (corrispondenza privata)
Sarà come una piccola sorpresa, quindi, scoprire che soltanto tale finestra a lunetta costituisce il motivo centrale nel romanzo, agendo come un tipo di portale onirico, una porta Daathiana, portando direttamente alla Zona Malva.
E se le storie contorte di “Snakewand” offrono una sfida al lettore ordinario, allora “The Darker Strani” compie una ancora più sinistra incursione nei regni dello zombismo e i riti oscuri della magia Afro-Caribeana. Una volta ancora, la percezione puntata verso un solo punto, lineare, della narrativa diviene progressivamente frammentata e caotica – disintegrandosi alla fine in un vortice in ebolizzione di immaginazione Sabbatica e devoluzione mostruosa.
Se qualche critica dovrebbe essere fatta contro questo impressionante (e impressionistico) doppio atto di immaginazione, dovrebbe essere la relativa brevità di ognuno dei romanzi brevi. Entrambi “Snakeward” e “The Darker Strain” contengono materiale più che sufficiente per estenderlo in un romanzo di lunga durata – di fatti i provocanti  riferimenti  al Culto di Zamradiel e l’Eone di Zain dovrebbero assicurare ulteriori esegesi di per sé.
Alla fine, l’acquisizione di questa ultima aggiunta alla presentazione impeccabile della Starfire dell’opera di Grant è un obbligo per i devoti della letteratura di finzione ‘strana’ e dei misteri profani simili; e tutti coloro che hanno provato i tre volumi senza dubbio staranno già aspettando il prossimo con la nuova raccolta, “Gamaliel/Dance, Doll, Dance!”, programmata per la pubblicazione nel proseguo di quest’anno.
 
(Una parola finale: una alta qualità di produzione, e una copertina intensamente colorata di Steffi Grant, costituiscono un raro piacere per quei collezionisti di ‘racconti strani’ nostalgici per le vecchie edizioni della Arkham House dei Miti di Cthulhu di Lovercraft e i romanzi voodoo di Henry S. Whitehead.)
 

Peter Smith