The Other Child and Other Tales

Kenneth Grant
Starfire Publishing , 2003 , Londra , Starfire Publishing, London, 2003

Fino a poco tempo fa Kenneth Grant è stato conosciuto principalmente all’interno della sfera della letteratura ‘occulta’ per le sue esegesi sinuose della filosofia Thelemica di Aleister Crowley, e le sue esposizioni radicali delle tradizioni esoteriche del Tantra, Voudoun, e Magick contemporanea, presentate nella sua serie monumentale di nove volumi, le Trilogie Tifoniane Ora, con la pubblicazione di “The Other Child” (che completa la pubblicazione delle sue opere puramente immaginarie che iniziarono con la sua ‘Narrazione Notturna’, “Against The Light”) – siamo capaci di stimare un’altra faccia dei talenti creativi di Grant – il suo ruolo come autore di racconti caratteristici e altamente originali dell’orrore e del soprannaturale.
Per la crescente congrega di lettori devoti ad entrambi questi lidi dell’opera di Grant, la pubblicazione lungamente attesa di “The Other Child and Other Tales”  non sarà certamente un anti-climax. Questo volume prodotto elegantemente da parte della Starfire Publishing raccoglie un romanzo breve (riguardante l’eponimo ‘Altro Bambino’), quattro storie brevi e un racconto: “Il Globo Stellare”.
Ovviamente molto suggestivo dell’influenza dell’autore favorito di Grant, Sax Rohmer, ‘The Other Child’ presto si eleva sopra il suo inizio da ‘romanzo di mistero’ per avviarsi verso un paesaggio molto più vasto di ossessione primordiale e potenti atavismi. Una deviazione accidentale dalla routine quotidiana porta uno studioso dei misteri dell’Antico Egitto in una avventura terrificante con (alla fine) conseguenze di trasformazione. E per una volta il protagonista non sembra arrivare ad una fine viscida nel finale del racconto. (Di fatti uno dovrebbe chiedersi se la finzione di Grant realmente fa una buona pubblicità per incoraggiare i supposti seguaci del  ‘Sentiero della Mano Sinistra’!)
I testi più brevi spaziano nel contenuto da un pezzo di stravagante (tuttavia interamente gradevole) reminescenza personale intitolato ‘Necromancy’; ad una curiosa evocazione dell’universo pagano di Arthur Machen in ‘The Amazement of Mandell’; e persino un pezzo che si avvicina agli interessi della finzione speculativa, ne ‘The Talisman’. Allo stesso modo, il monologo disordinato di ‘As Long as the Flesh Remains’ confonde le aspettative del lettore passando facilmente da un melodramma gotico standard ad un vero disturbante finale.
Il Globo Stellare fu in origine scritto durante gli anni Cinquanta, al tempo in cui Grant e un gruppo di maghi cerimoniali affini (‘La Loggia Nu-Iside’) stavano sperimentando con cerimonie e rituali designati ad evocare varie ‘entità extramondane’, portandole alla manifestazione fisica (vedi il suo studio non di finzione, Hecate’s Fountain, per dettagliate descrizioni di queste operazione e i loro risultati veramente incredibili!).
A prima vista lo stile narrativo di Grant porta con se tutti i frutti della sua attrazione di lungo termine verso H. P. Lovecraft, il ‘profeta riluttante’ delle correnti cosmiche spettrali del Nuovo Eone. Tuttavia una lettura più approfondita presto mostra l’influenza di un più ampio ambiente letterario, incluso i Simbolisti e i Decadenti del fine secolo, e precoci esponenti del genere della ‘narrativa strana’ incluso Bram Stoker, Arthur Machen, Robert Chambers e Oscar Wilde. Tuttavia, ad un certo livello la storia di Grant potrebbe essere considerata come una ricostruzione interessata (e accurata) di una forma narrativa molto particolare, pesante con una descrizione decorativa e sonora, e tuttavia allo stesso tempo curiosamente riservata e archetipicamente Inglese – lo stile di prosa aneddotica di un monologo reminiscente, raccontato dentro i confini silenziosi di un Club di Signori. E infatti, un tale ambiente è rappresentato nel “Globo Stellare” dalla confraternita esoterica conosciuta come  ‘Il Beaumont Club’ –  esso stesso un riflesso fittizio della Loggia Nu-Iside. Il tono è allo stesso tempo cospirativo ed iniziatico, mentre strati dopo strati di misteri oscuri vengono spogliati per arrivare al cuore scintillante del racconto. Se noi volessimo cercare degli antecedenti letterari per questo modo particolare di raccontare di Grant, allora forse la prosa metafisica di Machen in  “The Inmost Light”, e il classico romanzo di Rohmer dell’atavismo nell’Antico Egitto, “The Brood of the Witch Queen”, potrebbero fornire i paragoni più vicini – sebbene nessuno di questi racconti è così suggestivamente cosparso con i profumi impetuosi della lenta decadenza e della trasgressione spirituale.
E tuttavia, vi è un’altra dimensione integrale alla opera immaginativa di Grant, e una che lo pone totalmente a parte dai suoi contemporanei nel campo della opera letteraria immaginativa soprannaturale. Questa è una energia derivata dalla sua conoscenza ineguagliata dei segreti reconditi e oscuri dai Culti Misterici dell’Antico Egitto, dell’India Tantrica e dei Culti dell’Africa primordiale – e inoltre, dalla sua propria personale esperienza di prima mano di quelle stesse forze occulte che sottostanno ed infondono questi sistemi esoterici e mitologici. Lovecraft stesso intravide frammenti di questa conoscenza occulta nei suoi sogni e nelle sue fantasticherie da sveglio: visioni di uno strato oscuro, sotterraneo che soggiace e puntella il mondo diurno esteriore che noi con speranza onoriamo con il termine ‘realtà’.
Così noi possiamo apprezzare che un aspetto fondamentale della finzione di Grant è il modo in cui egli usa narrative individuali come canali ben specifici per una particolare ‘corrente’ magica o arcani. In “Gamaliel”, essa è la tradizione Magica Occidentale/Cabalistica; in “Snakeward and the Darker Strani” i riti Afro-Haitiani del Voudoun; in “Dance, Doll, Dance”, i riti sessuali del Vama Marg Tanta ed il Cerchio Kaula; mentre in “The Other Child” e nel “Globo Stellare” presenta aspetti rispettivamente per l’espressione della teologia e della magia dell’Antico Egitto.
Negli anni ’40 Kenneth Grant fu per un breve periodo l’assistente personale e protégé di Aleister Crowley, durante gli anni finali della Grande Bestia, spesi in oscurità in una casa di riposo (‘Netherwood’) ad Hastings. Ora, Grant può essere inoltre visto come l’erede del mantello letterario di quell’altra figura enigmatica, la cui ombra pende pesantemente per traverso del paesaggio crepuscolare dell’occultismo contemporaneo: niente di meno che il Giovane Uomo recluso di Providence – Howard Phillips Lovecraft.
Quello che non è in dubbio è che il corpo della opera immaginativa di Grant, alla fine svelato dalla impetuosa agenda di pubblicazioni della Starfire rivela una ‘visione del mondo’ distinta, complessa e totalmente unica come quella costruita nell’universo di Lovercraft di orrore cosmico e alienazione. Allo stesso modo gli infiniti fili interni di auto-riferimento dentro i romanzi e le storie brevi di Grant, che tessono una trama stupefacente di storie occulte relazionate e di individui iconoclasti (‘Besza Loriel’; ‘Clanda Fayne’), possono essere visti costituire una realtà internamente consistente propria –  i dolori da parto dei ‘Miti Tifoniani’!
 
Primavera 2004 e.v.

 
 

Peter Smith