Tantra Yoga

Il concetto di divinità, se viene considerato in senso fin troppo stretto, non sembra ubiquitario, perché non tutte le religioni lo assumono come necessario. Spesso ad essere oggetto di culto sono le anime degli antenati, oppure gli spiriti della natura. 
 
 
Primitive Culture
Questa osservazione giustifica la proposta di Tylor, che, in “Primitive Culture” (1871), ha suggerito una definizione piuttosto ampia di “religione”, quale quella di “credenza in esseri spirituali”. Durkheim ha contestato questa definizione perché presupporrebbe una “coscienza”, ed un carattere, accompagnati da simpatie, antipatie ed emozioni, da parte degli esseri ai quali vengono rivolte preghiere e sacrifici.
Eppure esistono rituali non ricollegabili all’idea degli spiriti, così come  anche vere e proprie religioni indipendenti dalla concezione stessa di dio.
 
Il Buddismo ateo
 
Il Buddismo, ad esempio, considera l’esistenza del mondo materiale come una premessa ineludibile, per cui, piuttosto che andare alla ricerca delle origini, o prevedere la fine della vita, magari individuandone lo scopo ultimo, invita al raccoglimento in se stessi, affinché, grazie alla meditazione, si riescano a sopprimere i desideri, fonte di dolore, e si acceda così ad una salvezza individuale, solitaria, perché priva dell’aiuto di alcuno, e quindi anche di dio. In tal senso il buddismo viene definito ateo, per questo suo dichiarato disinteresse nei confronti degli dei, di cui  pur non nega l’esistenza.
 
Il Bramanesimo
 
Quanto detto per il sistema filosofico dell’illuminato, varrebbe forse anche per quella forma di bramanesimo che tende a fondere insieme le molteplici divinità riconducendole ad un “principio unico, impersonale ed astratto”, che il praticante può ritrovare nel proprio intimo, semplicemente osservando i precetti dello  yoga, in cui ancora concentrazione e meditazione risultano fondamentali.
 
Yogadarshana
 
Nel classico percorso dello Yogadarshana , difatti, ashtanga-yoga, hatha-yoga, laya-yoga, mantra-yoga, karma-yoga, bhakti-yoga, jnana-yoga ecc. costituiscono una sorta di preparazione al Kundalini-yoga ed al raja-yoga di Patanjali. Anche se la preminenza viene conferita a tutta una serie di tecniche operanti soprattutto nell’ambito fisico (asana, pranayama, yama, niyama, ecc.), nel complesso della loro sinergia, esse si prefiggono una trasformazione alchemica del corpo che consenta l’accesso ad una condizione superumana.
 
Sadhu
 
Nel variegato mondo di coloro i quali (indicati come sadhu)  hanno rinunciato a modalità convenzionali di vita sociale per sperimentare situazioni insolite, e spesso prassi trasgressive, è difficile discriminare tra le varie correnti religiose, siano esse induiste o buddiste. La parola tantra, che potrebbe tradursi liberamente come “molteplici strumenti”, ne sottolinea l’eclettismo.
Si tratta quindi di una dottrina complessa (tantra è un “ordito” che tende ad estendersi), la quale ha recuperato, fin dai primi secoli della nostra era, istanze arcaiche.
Essendo più antichi i testi tantrici buddisti di almeno una settantina d’anni, si ipotizza che, se non proprio di origine tibetana, abbiano avuto la loro culla nelle regioni del nord-est dell’India, per poi diffondersi negli ambienti indù più meridionali.
 
In nome di un principio trascendente
 
Questa posizione di ricerca delle esperienze spirituali alternative appare di sconcertante modernità, proprio in quanto sembra caratteristica di una crisi della coscienza le cui prime manifestazioni in occidente si potrebbero forse far coincidere molto tardivamente con il tentativo di riforma della Rivoluzione francese. La contraddizione focalizzata dall’Illuminismo riconosceva che gli uomini possono essere governati solo in nome di un principio trascendente, e, se questo principio non si trova, occorre inventarselo, altrimenti la vita umana non avrebbe senso, se non viene debitamente strutturata in un ordine sociale che ne legittimi l’esistenza. Il tempo, sostiene Marc Augé in “Genio del Paganesimo“ (Bollati Boringhieri, Torino, 2002), fa esaurire la pienezza di senso di qualsiasi regime rivoluzionario.
 
Il senso della storia
 
“Il senso della storia costituisce, da questo punto di vista, un sostituto necessario del senso della società o, per meglio dire, di Dio.”
Se da una parte il marxismo si riduce a convogliarsi sull’avvenire e sulla proiezione dell’individuo nel genere umano, dall’altra ci sarebbe da chiedersi se, in un qualsiasi altro circolo, il cui vizio è di natura positivista,  Dio creda in se stesso.
 
Oriente ed Occidente
 
Altre volte, in un medesimo ambito, cambiano i punti di vista e le modalità di approccio a contenuti analoghi. Molti ricercatori hanno notato le differenze che saltano agli occhi tra il modo in cui il Tantrismo viene descritto di solito in Occidente e l’ottica invece con cui viene normalmente osservato nella sua patria d’origine. Le sue pratiche originali si sono evolute sullo sfondo di una tradizione millenaria di incredibile profondità, per mostrarsi infine con coloriture a volte surreali, seppure affascinanti.
 
Dasha Mahavidya
 
L’espressione esoterica indù prevede delle divinità femminili, come Rajarajeshvari, suprema regina dell’universo, il cui culto risulta l’essenza principale della tradizione più arcaica a noi pervenuta con una certa continuità. Dasha Mahavidya, dieci dee di saggezza sono al centro della dottrina fondante dello Shaktismo. Sebbene Tantrismo e Shaktismo siano stati praticati da tempi immemorabili, in Nepal, Assam,, Kashmir, durante il colonialismo britannico subirono una rischiosa battuta d’arresto, tanto che adesso li si può vedere sopravvivere per lo più in Tibet, nella forma del Buddismo Vajrayana.
 
L’evidenza delle pratiche sessuali
 
Non è da escludere che un forte contributo al suo ridimensionamento sia stato offerto dall’eccessiva evidenza fornita alle pratiche sessuali, sia pure in seno ad un repertorio per altro vastissimo. Questa inclusione da parte di una netta minoranza ha indotto, molto presumibilmente, come un moto di ripulsa da parte degli influenti bramini puritani.
 
La Psicologia del Kundalini Yoga
 
C. G. Jung aveva fatto in proposito delle considerazioni piuttosto critiche: ”In India lo yoga tantrico gode di una pessima reputazione; viene criticato perché è collegato al corpo, ed in particolare al sesso… In India, oggi, lo yoga è principalmente una proposta commerciale e, se arriverà in occidente, sarà un guaio per noi”. Contemporaneamente aggiungeva alcune altre considerazioni di natura psicoanalitica: “Non parlerò del significato dello yoga per l’India, perché non posso presumere di dare un giudizio su qualcosa che non conosco per esperienza personale. Posso, tuttavia, dire qualcosa su ciò che esso significa per l’Occidente. La nostra mancanza di senso rasenta l’anarchia psichica. Ogni pratica filosofica o religiosa, perciò, equivale ad una disciplina psicologica e quindi ad un metodo di igiene psichica… Originariamente lo yoga era un processo naturale di introversione… un’introversione del genere porta a caratteristici processi interiori di mutamento della personalità. Nel corso di varie migliaia di anni questi tipi di introversione a poco a poco si organizzano in metodi, seguendo vie molto diverse”.
Lo yoga, per Jung, era, insomma, un ricco e vasto deposito di rappresentazioni simboliche dell’esperienza interiore, ed in particolare del processo di individuazione; e le maggiori analogie le riscontrava con il Kundalini Yoga, il simbolismo tantrico, il lamaismo tibetano e le tecniche taoiste cinesi. Sostanzialmente, comunque, il suo scopo era solamente quello di sviluppare una psicologia comparata interculturale dell’esperienza interiore.
 
Una trasmutazione alchemica dell’ energia
 
Una tale confusione sembra si sia ingenerata in Occidente anche ai tempi della cosiddetta rivoluzione psichedelica. Ad attrarre molti degli studiosi occidentali è stato proprio l’orientamento sessuale compatibile con una moderna attitudine edonistica. Pur vero è che la pratica del Tantrismo non alimenta alcun genere di egoismo, in quanto la beatitudine che persegue trascende appunto l’individuo ed il coinvolgimento sessuale è relativo ad una trasmutazione alchemica della sua energia.
“La filosofia indiana, quindi, è l’interpretazione accurata della condizione del non-Io che influisce, rimanendo tuttavia indipendente da noi, sulla nostra psicologia personale. – aveva osservato Jung in  “La Psicologia del Kundalini Yoga” (Bollati Boringhieri, Torino, 2004)- Considero scopo dello sviluppo umano quello di fare in modo che avvenga un avvicinamento al non-io ed un collegamento tra la natura specifica del non-Io e l’Io conscio. Lo yoga tantrico fornisce quindi una rappresentazione dello stato e delle fasi di sviluppo di questa impersonalità e di come, di per sé ed a suo modo, essa produca la luce di una coscienza sovrapersonale più alta.”
 
Paramartha e vyavahara
 
Nato come movimento riformatore antiascetico ed antispeculativo, rispettivamente in ambito religioso e filosofico, il tantrismo aveva influenzato, a partire dal IV secolo, l’etica, la mistica, la letteratura e l’arte. A contraddistinguerlo come trasgressivo e controcorrente, rispetto alle tendenze dominanti dell’induismo, è proprio quel suo sistematico evidenziare l’identità tra il mondo dell’assoluto (paramartha) ed il mondo fenomenico (vyavahara), grazie all’esperienza mistica dell’adorazione (sadhana). La sua potenzialità rivoluzionaria non si esprimeva semplicemente nel rifiuto del sistema delle caste, ma in una più generale trans-valutazione dei valori. Considerato un microcosmo, il corpo viene celebrato più d’ogni altra cosa, e soprattutto quello femminile occupa una posizione di assoluto predominio. Peculiare è pure l’insistenza sulla sacralità e sulla purezza   di tutte le cose, anche di quelle proibite, quali  sesso, vino, carne, pesce, ecc. impiegate, in modo simbolico, dalle scuole della “mano destra” ed alla lettera da quelle della “mano sinistra”. In ogni caso, ciò che occorre precisare meglio, ed ancora una volta, è il fine della sua pratica, filosofica o religiosa che sia, teleologicamente tesa alla liberazione dal ciclo delle rinascite e non, come erroneamente si è potuto fraintendere qualche volta, alla sola e semplice liberazione sessuale. 
 
Una tradizione iniziatica
 
Approfondendone lo studio, si scopre che il tantrismo è una tradizione iniziatica affascinante con insegnamenti importanti per  l’esplorazione della coscienza, nonché un potente strumento di trasformazione personale e di realizzazione spirituale, grazie a rituali vari, tecniche meditative, esercizi di pranayama e yoga in genere, recitazione di mantra ed a quella particolare attenzione riservata alle personificazioni dell’aspetto femminile del divino. Le loro energie spirituali assicurano al sadhaka, adepto, di seguire la disciplina metafisica in grado di esplorare tutti i livelli della divinità, dalle sue forme simboliche alle più elevate ed astratte. Ed è proprio in relazione all’adorazione dell’aspetto femminile del divino che il Tantra è stato posto in occidente, in associazione alla disinibizione sessuale, all’energia kundalini ed all’anatomia sottile dei chakra.
E’ successo qualcosa di analogo pure con lo yoga, di cui la mentalità materialistica ha trascurato l’ambito meditativo, accentuando maggiormente l’enfasi sulle posture del corpo, asanas, e sugli altri aspetti fisici.
 
Chakra
 
Sul piano sottile (suksma) della manifestazione, il corpo umano si considera costituito da una serie di chakra (da muladhara a sahasrara), localizzati in varie parti dell’anatomia e tra loro collegati da canali (nadi), quali ida, pingala e susumna. Originariamente forse i chakra, o padma, potevano presumersi appartenere alla fisiologia sottile e, solo in un secondo momento, furono posti in relazione con le corrispondenze dell’universo in seno al microcosmo, quali sole, luna, fiumi, montagne, ecc. L’idea tantrica infatti considera il corpo come l’abitazione delle divinità ed il praticante deve raggiungere l’immedesimazione con esse, o quanto meno le deve avvertire dentro di sé. Poiché ogni chakra contiene entrambi i principi energetici rappresentati allegoricamente dagli organi sessuali. Alle dee furono associate le lettere dell’alfabeto sanscrito, simbolo dei tattva, dei suoni e così di seguito.
L’idea poi della trasformazione degli elementi si trova in perfetta sintonia con la filosofia medievale alchemica. Ognuno dei cinque chakra più bassi corrisponde ad un elemento: muladhara alla terra, svadhisthana all’acqua, manipura al fuoco, anahata all’aria, visuddha all’etere. Il procedimento di trasmutazione corrisponde allora ad un progressivo incremento della volatilità, fino a raggiungere la sfera dell’astrazione (ajna).
 
I testi
 
Oltre al “Tantra Yoga” di David Frawley (Il punto d’Incontro, Vicenza, 2003), altri testi autorevoli sulle dieci forme di saggezza della dea sono “L’Essenza del Tantra” di Harish Johari (Il punto d’Incontro, Vicenza, 2003), “Kali, la dea della forza femminile” di Mookerjee (Red, Como, 1990), “Tantra- il culto dell’estasi” di Rawson (Red, Como, 1989), “Lo Yoga” ed “Il Tantrismo” di Marilia Albanese (Xenia, Milano), “Shakti e shakta” di A. Avalon (Mediterranee, Roma),  la trilogia di  Robert E. Svoboda sull’Aghora (“Alla sinistra di Dio”, “Kundalini”, “La Legge del Karma”), pubblicata in Italia dalle edizioni Vidyananda di Assisi,  “I dieci grandi poteri cosmici” di Shankarnarajanan, Vijnanabhairava (La Conoscenza del Tremendo), ecc..
 
Kamasutra
 
La forma più moderna del tantrismo include l’esplorazione dell’intera gamma di pratiche energetiche attraverso il corpo, i sensi e la mente, allo scopo di raggiungere obiettivi sia di tipo più personale, come il benessere dell’organismo psico-fisico, sia spirituali, quali il riconoscimento della divinità interiore. La commistione del tantrismo con la sessualità è stata forse indotta inizialmente dalla diffusione e dalla popolarità del Kamasutra che si presenta come un vero e proprio manuale di pratiche, rituali e posizioni amorose.
Per gli insegnamenti tantrici i preliminari erotici non sono che uno dei tanti tipi di accostamento, una delle possibili vie percorribili, così come anche, in un certo altro senso, delle metafore e delle allegorie di qualcosa di più intimo ed impalpabile. La verità probabilmente sta nel fatto che il tantrismo, come lo yoga, contengono in sé quelle modalità utili a trasformare qualsiasi attività ordinaria in azioni e rituali sacri, dal semplice respirare, che si converte negli esercizi del pranayama, al desinare (Anna yoga), al fare sesso, ecc..
Eppure il problema relativo alla distinzione tra concreto e simbolico è sempre stato delicatissimo, proprio in quanto il sadhana tantrico, nel tramutare la fisiologia umana in liturgia religiosa, si prefigge come scopo precipuo la transustanziazione d’ogni esperienza concreta.
L’aspetto erotico dell’arte tantrica, inoltre, persegue il fine di rappresentare le più elevate potenze della coscienza, capaci di tramutare più rapidamente le energie vitali in forze di realizzazione spirituale.
 
Shri Yantra
 
Ebbene, la componente tantrica integralista include più facilmente l’adorazione della dea sotto forma di Shri Yantra. Del resto, questa filosofia si caratterizza proprio per tutta una serie di differenti accessi alla trasformazione energetica, quali non solo yantra e mantra, che, applicati a vari livelli, si offrono come validi strumenti di apertura dei chakra ed ampliamento della coscienza. Gli yantra sono diagrammi simbolici articolati in forme geometriche, oppure strutturati in composizioni di complessa iconografia, mandala, da animare con i mantra appropriati.
In quanto schema lineare, lo yantra ricorre ad una simbologia multivalente collegata agli archetipi del mistero dell’essere, i cui elementi base sono il punto, il triangolo, il cerchio, ed il quadrato. Etimologicamente derivata dalla radice yam (trattenere), con il significato di strumento, da composizione geometrica dinamica si presta ad accrescere e condensare nella forma l’energia da assimilare ai vari livelli.
 
Mandala
 
Dalle paure da esorcizzare alle forze da controllare, dalle passioni da sublimare agli stati di coscienza da raggiungere, le figure del mandala si integrano nell’ambiente minuziosamente definito, per rendersi intelligibili.
L’amplesso degli dei evoca il mistero del superamento della dualità e la suprema realizzazione dell’unità. La polarizzazione è indotta da kama, il desiderio, l’impulso, che va mediato da un processo di autocoscienza, per il quale risulta indispensabile il riconoscimento dell’altro.
L’impulso che si manifesta come moto vibratorio, risuona nell’impercettibile fonte del suono, nada, per condensarsi nel bindu, simbolo dell’uno in cui si  concentrano tutte le potenzialità.
 
Moderazione ed equilibrio dello yoga
 
Essendo il sesso il nucleo energetico più importante e potente dell’esistenza degli esseri viventi, molte tradizioni ne enfatizzano, e a ben ragione, l’approccio in due direzioni totalmente opposte, da una parte la rinuncia del celibato ascetico, dall’altra l’eccesso libertino e disinibito della prostituzione sacra. Ebbene, esiste però anche una tradizione di moderazione e di equilibrio in ambito coniugale, allo scopo di mantenere l’ordine sociale attraverso il sistema della famiglia.
La dottrina yoga, in fondo, invita alla disciplina individuale, non alla repressione, né all’esagerazione, ma all’armonia bilanciata, ad una giusta mediazione. Solo una volta iniziato questo organico processo di evoluzione interiore, si può arrivare a trascendere i limiti soggettivi per accedere a quello stato di interiore appagamento e di liberazione spirituale che può risiedere soltanto nelle coscienze di ognuno di noi.
 
Il tempio dell’uomo: Il corpo alchemico
 
Il tempio più importante di qualsiasi divinità è il corpo umano. L’organismo psicofisico è un microcosmo all’interno del quale l’anima può fare l’esperienza mistica della sacralità e comprendere il complesso operato dell’intero universo. Il corpo è quindi lo strumento principale dell’appagamento, ma non del tutto quello dell’identità spirituale.
 
Mayavadi
 
La filosofia tantrica attribuisce altrettanta importanza al mondo esterno, quello della realtà quotidiana, della manifestazione e dell’illusione, secondo la prospettiva mayavadi del Vedanta non dualistico (advaita), affermandone la realtà specialmente in qualità di coscienza. Il Devi Bhagavata Purana raccoglie questo insegnamento, all’opposto dello Srimad Bhagavatam dei vaishnava, gli adoratori di Visnù, che invece segue la visione dualista (dvaita) della creazione.
 
La crescita spirituale attraverso le emozioni
 
Il tantra riconosce validità alle emozioni quali strumento di crescita spirituale. La scopo è sempre quello di scioglierne le energie bloccate, limitate o spezzate dai modelli dell’attaccamento, come onde che si dissolvano nel mare della consapevolezza. Espressioni di ira o di serenità degli dei ci possono aiutare in questo tentativo di contattare il significato superiore delle emozioni, quali naturali forze cosmiche in grado di coniugare il potenziale divino che alberga dentro di noi in ciò che si dimostra il gioco della coscienza. In quest’opera di trasmutazione energetica, il tantra costituisce una sorta di alchimia devozionale; ma neanche l’ascesi yogica tende a negare le emozioni nella loro qualità di energie vitali, semmai ne reprime l’egoismo, l’appropriazione personale, l’abuso.
 
Il flusso interiore della ininterrotta beatitudine
 
Anche il ricorso a sostanze psichedeliche, psicodislettiche, psicodilatatorie, o forse solo intossicanti, potrebbe venir letto come metafora o procedura preliminare sperimentale. Il vino, ad esempio o una qualsiasi altra bevanda sacra, alludono piuttosto al flusso interiore della ininterrotta beatitudine.
Il tantra, insomma, si dimostra tollerante nei confronti dei comportamenti eccessivi, come appunto l’uso o l’abuso di sostanze, le pratiche sessuali, o altre metodiche reputate impure dall’ortodossia, quali anche l’operatività magica e l’occultismo in genere, perché si ritiene che tali tecniche, in determinate circostanze, possano manifestare una qualche utilità provocatoria, un forte stimolo al risveglio interiore, quasi come una scossa energetica decisamente istantanea ed illuminante. Persino l’assunzione degli estratti dalla cannabis indica (vijaya) hanno un loro scopo cerimoniale, consistente nella rimozione delle inibizioni di qualsiasi genere che possano essere di ostacolo al completo svolgimento dei rituali.
 
Shiva e Shakti
 
Come si è più volte rimarcato, la tradizione tantrica nutre un eccezionale rispetto nei confronti del potere femminile della divinità, senza per questo trascurare quello maschile. Entrambi si accompagnano e si completano.
 
La sacra famiglia
 
Shiva e Shakti costituiscono la coppia divina per eccellenza, ma l’intera loro famiglia, con i figli Ganesh e Skanda, così come anche altre divinità,  riveste un notevole rilievo, all’interno del pantheon indù.
 
Kundalini
 
In seno al principio femminile esistono le qualità della ricettività, compassione, gentilezza, amore, bellezza, saggezza e l’energia stessa della coscienza. Nell’aspetto maschile del divino si ritrovano la volontà, la percezione, l’essere in sé. La natura appartiene alla danza della dea. Oltre a bellezza, gioia, sessualità, la dea è quella medesima beatitudine che ci dobbiamo sforzare di realizzare.
A questo potenziale racchiuso o raggomitolato in una cava (kunda), il quale una volta risvegliato, è in grado di operare la trasformazione della coscienza, si riferisce la figura della Kundalini. I testi vedici parlano diffusamente della kundalini, in relazione  alla scienza pranica, alla tecnica mantrica, impostata sul verbo che trasforma (vak), al potere della conoscenza (jnana-shakti) ed all’energia della coscienza (chit-shakti).
Kundalini è una delle tante forme della dea, un potere divino che può manifestarsi anche per semplice devozione, oppure nel corso della meditazione. Una tale energia dovrebbe sempre seguire la coscienza per poter restare opportunamente sotto il diretto controllo della consapevolezza. Le tecniche yoga impiegate per il risveglio di kundalini pertanto dovrebbero pur sempre rientrare in una più ampia pratica di devozione ed arrendevolezza al divino. Poiché il controllo dei sensi e la comprensione dei processi mentali sono i soli a poter consentire un’indagine più approfondita nella natura stessa del sé interiore.
 
Nataraja, il signore della danza
 
Shiva è conosciuto come Nataraja, signore della danza, e la sua compagna esegue difatti i passi della lasya. A tal proposito, il tantrismo fornisce una concezione organica di ogni tipo di arte, dalla poesia alla musica, dalla scultura all’architettura, dalla rappresentazione scenica all’icona sacra.
Così come è anche strettamente connesso, in quanto scienza, alla medicina ayurvedica, in quanto metodo di comprensione, e della psiche e dell’universo, all’astrologia Jyotish ed alla chiromanzia, ed, in quanto sistema tradizionale, all’alchimia ed all’ermetismo.
 
Sanatana Dharma
 
Del resto questo sistema spirituale fa pur parte integrante della spiritualità induista e perciò si basa sulla vivente spiegazione delle verità relative alle sempre mutevoli condizioni umane che costituiscono la legge eterna della Sanatana Dharma. Questa tradizione ha un approccio multidimensionale che include insegnamenti differenti a seconda del livello delle persone e percorsi diversi a seconda dei temperamenti e delle attitudini. Accetta l’assoluto come unica verità, riconoscendo il mondo quale frutto dell’illusione Maya, mentre accoglie pure ogni concepibile forma quale espressione soggettiva del divino: accanto all’immutabile Brahman impersonale, fuori del mondo e privo di forma, intravede le forme erotiche della dea, Krishna bambino insolente e briccone, l’aspetto scimmiesco di Hanuman, o Ganesh dal volto elefantiaco. Si tratta in fondo di una religiosità affermativa nei confronti della vita e di tutte le sue manifestazioni, storie erotiche comprese, grazie alla comprensione delle quali riesce a mettere in evidenza il trascendente, per realizzare l’ascesi.
 
Svashakti
 
L’energia cosmica femminile costituisce il potere (Shakti) di Shiva (pace), una forza prodotta dalla passività, dal vuoto, dal silenzio mentale, dalla vita nascente. Shakti vivifica le cose dal loro interno. La concezione induista di Shiva-Shakti vede passivo il maschile ed attivo il femminile. Il contrario avviene nel pensiero buddista, in cui attiva è la maschile abilità (upaya), e passiva la femminile saggezza (prajna). Lo stesso vale nella tradizione vaishnava, in cui Vishnù o Krishna sono coscienza o amore, e Lakshmi o Radha bellezza o devozione. Eppure Shakti è anche saggezza e devozione e Shiva volontà. Svashakti è, dunque, potere interiore, forza trasformativa  che opera i grandi mutamenti, energia dell’illuminazione, della bellezza, della gioia, della creatività, e della grazia divina.
 
Bija mantra
 
Ciascuna divinità ha una forma sonora (mantra) che ne evoca il potere  della coscienza e la forma mentale. Il bija mantra (suono germinale) è un seme monosillabico: Om per Tara, Hrim per Bhuvaneshvari, e così via. Essi esprimono sia la potenza divina inclusa nella sillaba matrice, sia la vibrazione cosmica che ha portato alla condensazione dell’elemento fondamentale corrispondente. All’interno di quel puntino che sovrasta la lettera dell’alfabeto sanscrito per darle risonanza vibratoria, la cosiddetta nasalizzazione, viene raffigurata un’altra divinità per indicare le svariate ipostasi mondane della coscienza cosmica.
Gli strota sono più classici inni di lode.
 
Mantra
 
Essendo la mente formata da vibrazioni e suoni, per stimolarla occorrono suoni e musica, cosicché la ripetizione del mantra è il metodo centrale e più immediato per infonderle energia.
“Quattro sono i livelli del parlare- sta scritto nel Rig veda- chi ha saggezza spirituale li conosce tutti”.
 
Vaikhari
 
Il verbo è femminile ed all’inizio era la dea, dalla forma diversa, a seconda dei livelli di manifestazione. Vaikhari è la parola udibile e dai significati convenzionali, che segue il linguaggio delle sensazioni allo stato di veglia ed è prodotta dalla laringe.
 
Madhyama
 
A livello intermedio, nel cuore, sta Madhyama, il linguaggio del pensiero, delle riflessioni, della creazione artistica, dell’ispirazione; ed a questo stadio appartiene il sogno.
 
Pashyanti
 
L’illuminazione Pashyanti, si ottiene con la percezione della verità cosmica, degli archetipi, della rivelazione, della luce; si situa nell’ombelico ed è collegata al sonno profondo.
 
Para
 
A Para appartiene invece il silenzio trascendente, dal significato così puro da non poter essere verbalizzato; si ottiene nello stato di Samadhi ed occupa il centro della radice alla base della spina dorsale, laddove dev’essere portato il potere della parola per spingere l’energia della coscienza kundalini verso l’alto. La musica Gandharva Veda e Mantra yoga portano in basso le vibrazioni energetiche che risvegliano il potenziale del chakra radicale.
 
Yantra e chakra
 
Sebbene lo Sri Yantra sia il più significativo, ogni forma di saggezza ne possiede uno proprio, in grado di rappresentarne l’energia ed il livello di realtà più sottile.
I mandala sono yantra più elaborati a scopo meditativo. Essendo forza ascendente, Shiva è raffigurato dal triangolo con il vertice in alto, e viceversa Shakti, cosicché la stella a sei punte rappresenta la base degli Yantra e dello Sri Yantra, Sri chakra in particolare, dove 5 triangoli puntano verso il basso e 4 all’opposto, verso l’alto ad indicare il monte Meru, la montagna sacra al centro dell’universo.
 
Murti
 
La divinità poi si offre in una forma murti da visualizzare a scopo contemplativo, Dhyana Murti, che viene descritta nei versi che accompagnano la meditazione, Dhyana Shloka.
 
Puja
 
Il rituale principale per l’adorazione esteriore di una forma divina consiste nella Puja, offerta di 5 oggetti: olio alla terra, fiori all’etere, incenso all’aria, fiamma al fuoco, bevanda all’acqua. L’illuminazione naturale ricavata da una lampada ad olio di sesamo, o ghee, burro chiarificato, facilita il nutrimento della forma sottile del divino e crea uno spazio sacro, perché intimo, come un campo psichico favorevole. Immettere vita (Pranapratishta) nell’icona grazie alle offerte le carica dal punto di vista energetico.
 
Homa
 
L’offerta al fuoco Homa rafforza i nostri desideri e neutralizza le negatività. Agnihotra è l’offerta che si compie quotidianamente. I rituali si possono eseguire con l’immaginazione (Manasa puja), oppure sotto forma di esercizi di respirazione, pranayama, e di ripetizione di mantra, purché indirizzati verso il chakra dove risiede la forma divina.
 
Shiva linga
 
Shiva la forza cosmica maschile, energia ascendente, viene raffigurata da una pietra dritta, una colonna, un obelisco, un pilastro (linga, stambha, skambha, daruna, dharma), Shakti da un anello o da un cerchio che lo accoglie (yoni). Shakti nasce dalle montagne Parvata e per questo è detta Parvati, come il Gange, mentre Shiva linga è la spina dorsale dove scorre Sushumna, il canale fluidico che segue il midollo spinale. Altre volte Shiva linga è rappresentato da un mortaio (yoni) dentro cui il pestello (linga) estrae il nettare Soma. La simbologia dello shiva linga corrisponderebbe a quella dello yin yang. La rappresentazione dell’unità superiore delle forze cosmiche complementari che permette di cambiare direzione all’energia universale.
 
Vidya
 
L’aspetto femminile della realtà rappresenta la saggezza Vidya, il sapere, la conoscenza. Trayi Vidya sono la saggezza dei tre Veda. La sua adorazione è un’indagine spirituale che consente di raggiungere l’assoluto impersonale. Essendo il verbo, rappresenta l’insegnamento e la sua comprensione. La dea è la pura coscienza cosmica Samvit, la concezione dell’implicita essenza unitaria di tutti gli esseri.
 
Shudda Upasana
 
La meditazione sull’origine del respiro è l’adorazione che mette in contatto con la realtà più intima della dea Kali  (Shudda Upasana).
 
Kalì
 
Dieci sono le forme di saggezza, dieci le grandi conoscenze, Dasha Mahavidya. Sudari, Lalita o Rajarajeshvari, è la forma più popolare nell’India meridionale; nella parte nord-occidentale, in Tibet e Kashmir, Tara; nella nord-orientale, in Bengala ed Assam, Kalì.
Nello Shiva Purana si narra che la dea per debellare il demone Durgama emanò le innumerevoli sue forme con cui è conosciuta, tra cui quella di Durga, appunto vittoriosa su Durgama. Ciò significa che non è sufficiente accostarsi al sublime, ma per prima cosa occorre affrontare ed attraversare il terribile.
Kalì è la più misteriosa e seducente forma del divino. Il suo nome è il femminile della parola maschile impiegata per indicare il tempo, Kala. La più grande tra le forze che governano l’universo elimina quanto non è essenziale; è la morte psicologica del sé separato per far trionfare la resurrezione spirituale dell’essere Sat. Quale potere di negazione è dissoluzione del desiderio, Nirvana. Si riferisce all’elemento aria, vayu, vento, ed è in rapporto col fulmine vidyut-shakti. Ed è perciò Kriya-Shakti potere dell’azione e della trasformazione. Nel corpo sottile occupa il cuore dove circola la forza vitale sotto forma di sangue; e qui Kalì prende l’appellativo di Rakta, rossa.
La radice kal riporta il significato a contare, misurare, mettere in moto, da cui tempo, ritmo danza, oppure a ciò che è misurato, ben formato, da cui armonia, bellezza. Ma si tratta di bellezza inafferrabile che non appartiene alla forma in cui si riflette, bensì alla coscienza ed all’eternità.
 
Né a destra, né a sinistra
 
Ganapati Muni in “Uma Sahasram” afferma: ”il devoto raggiunge il successo mediante il sentiero della mano destra, mentre l’eroe percorre la via della mano sinistra. Lo yogi, in silenzio, ottiene il successo grazie alla via celestiale situata né a destra, né a sinistra. Su questo sentiero, altamente benedetto, egli non porta con sé il fardello dell’adorazione o della recitazione dei mantra…”
Per la realizzazione del sé conviene quindi alternare costantemente il gioco degli equilibri tra i due lati del percorso, quando mettendo a tacere la mente in modo diretto, quando ripetendo un mantra, o ricorrendo ad altre tecniche yogiche, come il pranayama.
 
Dakshinachara
 
Il primo sistema Dakshinachara, mano destra,   è “in accordo alla regola” (Samara), in quanto propone la disciplina della meditazione, dell’azione e della purezza nella condotta.
 
Vamachara
 
Vamachara, mano sinistra, invece, accetta senza scrupoli il ricorso alle sostanze intossicanti o alle pratiche sessuali; e segue il lignaggio, o la famiglia (kaula), consentendo le relative e più ampie variazioni, senza limite alcuno.
 
Kaula
 
Kaula sono coloro i quali appartengono ad un kula, lignaggio familiare, particolare linea tantrica di trasmissione attraverso una serie di maestri e discepoli che fanno uso della sostanza di potere, emissione sessuale (kula anch’essa) della dea.
 
Tantraloka di Abhinavagupta
 
Abhinavagupta, a cui si deve l’”Essenza dei Tantra” (Tantrasara) ed il commento breve alla “Trentina della Suprema”, nel Tantraloka (Luce delle sacre scritture), distingue le più antiche tradizioni del tantrismo primitivo dalle pratiche kula successive alla riforma di Matsyendra. La tradizione strutturata in famiglie dei campi di cremazione dei Kaulika vidhayah, cioè, dalla modifica dei Macchanda/Matsyendra, consistente nella proibizione dei segni mortuari e di tutti quelli collegati al settarismo estremo vyaktalingata.
 
La riforma di Matsyendra
 
Il fondatore dello Yogini Kaula spostò l’attenzione del culto dalle pratiche “terribili”, impostate sul lignaggio  familiare (kula), descritte nel Vidya Pitha, verso il sistema erotico-mistico. Nel IX e X secolo, si assistette alla nascita del Trika Kaula, il quale raggiunse il suo massimo sviluppo nel secolo seguente, con la summa esegetica di Abhinavagupta.
 
Kundagolaka
 
I riformatori del trika portarono al livello più alto d’astrazione le innovazioni da far accettare alla comunità Saiva del Kashmir, riservando ad una più ristretta cerchia di adepti il culto erotico proprio dello Yogini Kaula, descritto nel Kaulajnananirnaya di Matsyendranath, in base al quale si devono offrire e consumare sangue, carne, vino e fluidi sessuali, in particolare le emissioni fisiologiche combinate (Kundagolaka).
 
Rasayana
 
Abhinavagupta attenuò senz’altro gli aspetti più crudi del sesso ritualizzato, dell’uso degli otto tipi di vidya (dee), dei mezzi per accedere alle sessantaquattro yogini, ecc. La reinterpretazione di Abhinavagupta pose il maggiore accento sull’orgasmo e sull’impiego dei relativi prodotti. L’orgasmo diventa così un mezzo privilegiato per accedere ad una beatifica espansione della coscienza, durante la quale viene annullato l’ego del praticante. Per l’ottenimento delle siddhi e del risveglio (apraptavibodha), si prescrive agli adepti di consumare i fluidi sessuali dopo l’unione, passandoseli di bocca in bocca prima di deporli in un vaso per l’offerta sacrificale.
Nel culto degli yuganatha del Siddha Cakra l’officiante compie un’offerta a Bhairava ed al cerchio delle energie che lo circondano, bevendo da un vaso sacrificale un miscuglio di fluidi sessuali maschili e femminili, definiti da Jayaratha il migliore degli elisir (rasayana).
 
Kulamrta
 
Ne “Il Corpo Alchemico” (Mediterranee, Roma, 2003), David Gordon White spiega che la forza a cui si fa riferimento nel culto tantrico, quella che attiva le energie interiori, ha origine nella matrice della dea e, passando per ogni anello della catena iniziatica delle trasmissioni da guru a discepolo, occupa i canali interiori della trasformazione energetica, alla stregua della canalizzazione che attiva i diagrammi mistici, in grado di servire da supporto del culto e della meditazione. Fondamentalmente si tratta di una corrente (ogha), di un flusso (srotas) di fluido sessuale, analogamente a quello che alimenta le genealogie delle famiglie, per cui la vita stessa e la struttura del lignaggio tantrico, kula, è definito dal flusso datore di vita e di immortalità proprio dell’essenza genealogica della famiglia (kulamrta), flusso trasmesso concretamente sotto forma di fluidi sessuali emessi durante i rituali di adorazione e di iniziazione tantrica.
 
Sesso cosmico
 
Matsyendra ha affrontato il problema della trasmissione del kulamrta mediante le sei yogini e identifica il nettare del lignaggio con il fluido mestruale della dea o con i fluidi sessuali mescolati di Shiva e Shakti. Se la conservazione dell’universo dipende dall’infinito orgasmo cosmico della coppia divina e se la beatitudine dell’orgasmo sessuale costituisce l’esperienza umana che più d’ogni altra gli si avvicina, ne consegue che la materia medesima dell’orgasmo, rappresentata dal seme maschile e dall’emissione fisiologica dell’utero femminile, e per analogia dal sangue mestruale, svolgeranno necessariamente un ruolo essenziale nella ricerca tantrica della realizzazione e della conquista dell’autonomia, dell’immortalità e dei poteri divini.
 
L’entità cosmica vivente
 
L’universo tantrico si presenta come un’ entità cosmica vivente, che pulsa, che vibra, e nella quale la materia, le anime ed il suono sono ciò che la divinità riversa nella manifestazione. Questa divinità è Shiva e la sua auto-manifestazione è la dea Shakti. Shiva è pura coscienza illuminante, prakasa, e la dea la coscienza che la riflette, vimarsa.
Si tratta di un universo bipolare, altamente sessualizzato, nel quale ogni trasformazione e mutamento rappresentano altrettanti momenti di interpretazione tra un principio maschile ed uno femminile e dove tutte le categorie metafisiche, animali, piante, minerali, appartengono ad uno dei due generi. Un universo virtualmente libero, nato dal gioco infinito della coscienza divina, in quanto ogni sua parte costituente, incluso il corpo umano e lo spirito, nonché la materia bruta, è intrinsecamente libera.
E’ forse questo il motivo fondamentale per cui il tantrismo attribuisce la massima importanza all’esperienza corporea, pratica, concreta, la quale, congiunta alla conoscenza, diviene fonte di liberazione.
 
La via dell’estasi e la via della pace
 
Dakshinachara è la via della pace, Vamachara la via dell’estasi. E l’estasi libera energie molto profonde e dirompenti, anche se non può essere duratura come lo è invece la pace interiore. Dakshinachara è propria dei bhakta, dei devoti, mentre Vamachara appartiene ai Vira, gli adepti dal temperamento vigoroso, virile, tipico degli Kshtriya. L’uno è assolutamente ortodosso, in quanto segue pedissequamente le norme prescritte dal dharma, l’altro è certamente più eclettico e conseguentemente anche un po’ eretico, o addirittura controcorrente oppure invertito (ulatamarga, cammino alla rovescia).
Spesso però, il lato sinistro, Vama, può far riferimento semplicemente alla particolare enfasi con cui ci si rivolge all’aspetto femminile della divinità, che ne costituisce appunto la parte contro-laterale a quella dritta.
 
Panchamakara
 
Vamachara ricorre all’uso dei cinque makara, in quanto cose proibite, ma altamente allegoriche: unione sessuale (maithuna), pesce (matsya), carne (mamsa), bevande intossicanti, come il vino (madya), cereali essiccati, o abbrustoliti, ovvero denaro (mudra). La tradizione simbolica del tantrismo riconosce al numero cinque un valore magico particolare, e poi alla prima M la valenza adeguata all’unione di Shiva e Shakti, le due forze cosmiche complementari. La bevanda inebriante, madya, significa beatitudine della coscienza; la carne, mamsa, si riferisce alla conquista dei sensi, e così via dicendo. La tradizione letterale, invece, usa le cinque cose (panchamakara) nell’ambito dei rituali sacri per trascendere la coscienza fisica gradualmente.
Nel sistematico processo di crescita dell’anima si potrebbe avere necessità di sperimentare il proibito prima di abbandonarlo definitivamente ed il metodo migliore per trascendere un desiderio  è proprio quello di appagarlo e trasformarlo in un gesto sacro da compiere in onore della divinità che lo richiede. Ciò che è vietato, inoltre, aiuta a liberare dall’attaccamento alla purezza, e dalla superbia che ne potrebbe derivare, anch’essa, sostanzialmente, un ulteriore ostacolo sul sentiero dell’effettiva liberazione.
 
Ahimsa
 
Tra coloro i quali impiegano le pratiche della Vamachara, e cioè dell’indulgenza applicata alla spiritualità come mezzo di realizzazione diretta, c’è chi sicuramente indulge nelle pratiche sessuali, le quali sono pur sempre atti d’amore, ma invece non condivide affatto il consumo della carne, che implica azioni cruente contrarie al principio della non violenza, Ahimsa.
In questo specifico caso, mamsa e matsya divengono rappresentazioni alchemiche degli organi sessuali, rispettivamente femminile e maschile, i quali si congiungono nel maithuna, riscaldandosi al fuoco del mudra, alimentato dai liquidi di madya.
 
Atman vichara
 
L’eccesso sessuale che porta alle estreme conseguenze la nostra indulgenza favorisce il superamento dei limiti. Trascendere le regole mediante la lussuria, significa liberarsi dal desiderio dei sensi. Ma l’adepto più elevato si interroga piuttosto sulla propria natura e si sforza di divenire tutt’uno con il vero sé. Questo sentiero, dell’indagine del sé o atman vichara è il più vedantico, perché consiste nel riportare il pensiero alle sue origini e l’io alla consapevolezza pura.
Siccome l’approccio tantrico è molto pratico, allora il consiglio migliore, per i principianti, resta quello di eseguire ciò di cui si è effettivamente capaci, e, senza sviluppare attaccamento, proporre quello che realmente risulta praticabile, sia esso un rituale piuttosto semplice, ovvero l’attenzione alla dieta vegetariana, oppure la recitazione del mantra, sia quello un po’ più impegnativo, come                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          
la concentrazione e la meditazione o ancora il pensiero speculativo, purché tutti questi metodi vengano orientati alla realizzazione del sé.
 
 
Riferimenti bibliografici essenziali:
 
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