Psychic TV

Il presente articolo è apparso per la prima volta in Rockerilla, n. 40, dicembre 1983
 
L’Orchidea e il Metallo
 
I Throbbing Gristle, gruppo dai più considerato troppo ‘difficile’ o non considerato affatto, continuano ad essere oggetto di bootlegs e omaggi discografici postumi.  Nell’animo dei fans che hanno ‘capito’ la cinica visione del mondo progettato in chiave rock dal genialoide Genesis P-Orridge e compagni, il mito TG non si è spento: si è venuta anzi a creare una ‘scuola’ internazionale di bands che prendono come copione di partenza il suono industriale di “Second Annual Report” e “D.O.A.”, proprio come una garage band di venti anni fa si sarebbe ispirata al primo sound di Beatles e Who. Occorre però osservare le debite proporzioni, e anche ridimensionare ampliamente l’effettiva novità del rumorismo industriale: scomponendo il suono dei TG nelle sue componenti primarie si scopre che già tutto o quasi tutto era stato detto dai ‘cosmici’ tedeschi meno soporiferi (Faust in testa), per non parlare delle esperienze di musica concreta e improvvisata che antidatano agli anni cinquanta. I TG insomma sono stati soprattutto un progetto, un’indagine accurata dell’universo rock operata da intellettuali più che da musicisti (Genesis e Cosey hanno un passato di artisti-performers alle spalle): anche se poi finzione e realtà, immagine e sostanza si fondono man mano che il gruppo prende confidenza con i propri mezzi e il proprio pubblico. Il valore essenziale dell’esperienza TG sta nella dimostrazione ostinata di come quattro individui, senza supporti finanziari e senza particolari nozioni musicali, siano riusciti a creare una loro etichetta, un catalogo ambizioso, un gruppo a suo modo esemplare nella storia recente del rock. Lo scioglimento arriva provvidenziale a salvaguardare l’integrità di questa parabola creativa: i TG come elogio di intelligenza e istinto, in contrapposizione alla tecnica e alla professionalità di routine. A questo punto Chris e Cosey proseguono su una loro strada musicalmente più ortodossa, che porta a risultati ottimi quali il LP “Trance”, e abbandonano il cult-status di pin up e inquiete anime nere in favore di un’immagine tutta casa e famiglia. Per Genesis e il fido pard Sleazy occorrono invece un paio di anni, presumibilmente trascorsi in sabba caprini e meditazioni extracorporee, per mettere a punto l’ambizioso progetto Psychic TV/Temple ov Psychick Youth.
La prima mossa dei PTV, che esordiscono in video-concerto sul finire del 1982, consiste nel firmare un contratto con la Some Bizzare (allora sottolabel della Warner): questo significa infiltrarsi nel cuore del business musicale invece di ruotarvi attorno, inaugurare un nuovo corso nel rapporto con i grandi media, cosa che non mancherà di prendere di sorpresa i più accesi assertori dell’undeground ad ogni costo, che nel mefistofelico GPO avevano intravisto un’ennesima marginetta da incensare. Saranno sufficienti pochi mesi perché altri ‘sperimentatori’ di vecchio pelo seguano l’esempio, basti dire dei Cabaret Voltaire. Genesis, restando fedele al suo motto che ‘la ripetizione non giova’, ama semplicemente tradire le aspettative, fare tutto ciò che amici e nemici non si aspettano da lui: ecco allora il LP “Force the hand of chance” che in epoca di elettronica trionfante dà ampio spazio a strumenti acustici e arrangiamenti orchestrali, e a chi si attendeva suoni larsen e urla bestiali regala una canzoncina dolce dedicata alla figlia appena nata. Il disco però, come del resto l’anti-culto che i PTV dovrebbero finanziare, non riesce a forzare la mano al destino più di tanto: del Tempio e dei suoi adepti se ne parla un paio di volte sulle solite riviste specializzate, poi tutto ritorna nell’ombra, tonsure e tatuaggi, codini e uniformi talari sostituite da quelle ben più sbarazzine del Boy George Club. Il disco, nonostante la presenza dell’ex Alternative TV Alex Fergusson e la star guesting di Marc Almond, altro genietto adottivo della Some Bizzare, ha l’aspetto di un calderone privo di filo conduttore. La carinità sixties di “Stolen Kisses” o la melodiosa aria di “Just Drifting” non riescono a catturare il pubblico esigente delle radio-hits, e “Ov Power” è troppo morbosamente maligna per entrare in discoteca (‘ov’ nel linguaggio del Temple è “il liquido ricavato dalla masturbazione”). Il programma di infiltrazione deve subire una battuta di arresto per mancanza di materia prima: gli altri brani del LP, così come il bonus LP “Psychick TV Themes”, non fanno che aumentare i dubbi e le perplessità per un lavoro che appare messo insieme in gran fretta. La stampa musicale, svolte le pratiche di dovere per omaggiare lo sforzo dei discografici e la fotogenicità dell’insieme, si ricorda dei PTV solo nella pagina dei pettegolezzi (bisogna ammettere che un anello sulla punta del cazzo non è da tutti). Tutto bene insomma, ma tutto da rifare, specialmente se l’obiettivo sono le classifiche: i CV partiti in ritardo, ci impiegano molto meno ad arrivare alle posizioni di due cifre.
Occorre ricordare a questo punto che gli PTV si sono presentati al pubblico come prima video-band che elimina totalmente il sudore del concerto dal vivo in favore del mezzo video, da rendere disponibile in apposite Trasmissioni della durata di tre ore, utilizzabili potenzialmente anche per una emissione via etere. Il programma originario deve poi essersi rivelato troppo impegnativo, fatto sta che la “First Transmission” è stata più volte annunciata ma mai distribuita, e il gruppo ha nel frattempo ripreso una sporadica attività concertistica. L’opuscolo informativo del Temple inviato ai curiosi non aggiunge o toglie nulla da quanto già si sapeva: che Genesis è un fanatico lettore di Aleister Crowley e altri maudits, e in pratica non fa che riscriverne la filosofia in forma sintetica ma pur sempre nebulosa. Le foto ci mostrano due ‘stanze’ rituali che combinano elementi da porno-shop con simboli parareligiosi, in una perfetta coreografia che la dice lunga sul background di installazioni e azioni artistiche. Tutta la faccenda del Tempio è divertente quanto una rappresentazione studiata nei minimi particolari, senz’altro con un gusto del macabro meno adulterato del “Creepshow” di Romero. Si tratta ovviamente di mantenere la debita distanza critica: sarei curioso di sapere quanti hanno realmente eseguito il rito del ‘sigillo dei tre liquidi’ nel chiuso delle loro case, un cerimoniale a base di sputo, sangue e sperma. Ricevendo le buste degli aspiranti iniziati, Genesis deve essersi fatto delle matte risate.
A un anno circa dal primo lavoro esce “Dreams Less Sweet”, ancora per la Some Bizzare di Stevo e ancora con la formula 1+1, cioè con maxi EP in omaggio. La composizione della band si è allargata ad altri intimi e familiari del Tempio: oltre a Gen, Sleazy e Fergusson ci sono in pianta stabile Geoff Rushton (vecchio fan dei TG, un tempo pubblicava la fanzine “Stabmental”, ora incide anche in proprio con il nome di Coil) e Paula P-Orridge (dal cui convolare a nozze col nostro dopo un passionale rapporto epistolare potrebbe trarre materiale un Grand Hotel edizione noire), ci sono poi una selva di ospiti speciali e collaboratori esterni (Monte Cazazza addirittura viene registrato telefonicamente dalla California per la voce di “Iron Glove”). In alcune occasioni ci si avvale di un piccolo ensemble orchestrale e coristico diretto da Andrew Poppy, con sessionmen abbastanza inconsueti, quali tenori e controtenori.
Permanendo la girandola di influenze e ibridi musicali, si ha l’impressione generale di una prova più meditata, un piccolo passo in avanti nella impervia strada intrapresa con “Hand of Chance”. In un’epoca in cui il revival è diventato quasi la norma, il fatto di attingere a piene mani da situazioni musicali del passato è di per sé un attributo negativo: quello dei PTV è in questo caso un iper-revival che da saccheggi 60es-70es arriva fino ai Canti Gregoriani della Chiesa medioevale e a contaminazioni difficilmente classificabili quali un testo del tristemente famoso Charles Manson interpretato in chiave operistica (“Always is Always”). Non sono rivisitazioni amorose alla Steeleye Span o Amazing Blondel ma piuttosto appropriazioni brutali, un modo per vestire lo spiritualismo del Tempio con la bellezza antica e la suggestione profonda della musica ecclesiastica (curiosa coincidenza l’uscita dei profani Carmina Burana musicati da Manzarek, e del resto esiste una sotterranea vena ‘religiosa’ in tutta la produzione psichedelica). Ecco allora che ai bassi cupi e ai puri vocalizzi si mescola il ringhio di belve rabbiose, inducendo ambigui cambiamenti di senso e contradditorie interpretazioni: “l’intangibilità nutre la paranoia”, come sentenzia Stevo nel risvolto di copertina. Noi lasciamo perdere ora i contenuti ‘simbolici’ e aggiuntivi per analizzare esclusivamente i ‘suoni’.
Ciò che colpisce immediatamente l’ascoltatore, con la stessa sorpresa improvvisa di chi assiste per la prima volta ad un film in 3D, è la nitidezza della musica e soprattutto dei rumori, registrati nello splendore dell’Holophonic Zuccarelli sound. Questa dell’olofonia è una nuova e rivoluzionaria tecnica di registrazione che ha la proprietà di restituire una notevole presenza tridimensionale dei suoni, col semplice accorgimento, per un ascolto corretto, di sistemare le casse del giradischi su due pareti opposte della stanza, o di usare la cuffia. I PTV hanno utilizzato l’olofonia per primi nel mondo in alcune brevi sezioni del precedente LP, qui invece ne fanno ampio uso dal primo all’ultimo solco: non spaventatevi dunque se un cane furioso cercherà di mordervi, o una vettura vi mancherà di un soffio, non andate a rispondere al telefono quando lo sentirete squillare, non correte a prendere l’estintore per spegnere l’incendio, e soprattutto non preoccupatevi per il tonfo dei sassi sul coperchio di una bara o per ossicini e teschi suonati come nelle Disneyane Silly Symphonies, è tutto realisticamente ‘finto’. Il rumore allo stato puro viene utilizzato dai PTV in luogo del rumore in scatola dei synths: in alcuni casi si tratta di rumori ‘interessanti’ che ben si amalgamano alle composizioni, più spesso questi appaiono un po’ gratuiti e fini a se stessi (i campanelli di bicicletta non li avevano già usati i Queen in modo più divertente?), al punto che sembra di essere capitati in uno di quei dischi di effetti speciali ‘orrorifici’ o in un soundtrack da B-movie (vedi “Hammer presents Dracula” con Christopher Lee su etichetta Emi). Nonostante si tratti ancora di un progetto vissuto di ‘testa’ piuttosto che sul pentagramma, fra i ‘sogni meno dolci’ trovano posto brani musicalmente validi: “The Orchids”, a cui si riferisce la bella foto in copertina, è una vellutata melodia acustica affidata alla voce particolare di Genesis, e fa coppia con “White Nights”, carola natalizia sui generis che sembra uscita da un disco di Kevin Ayers. Sul versante più aggressivo, tralasciando i vari interludi cameristici, si segnalano soprattutto “Eden 1” e “In the nursery”, dove il collage rumoristico raggiunge impasti micidialmente ossessivi nella migliore tradizione TG. Per concludere, “The Full Pack” (dall’EP che contiene tre brani rimasti fuori dal disco, di cui rispecchiano l’impostazione) è una mini-suite in vari movimenti che meglio sintetizza ‘l’intagibile’ sound PTV: equilibrio di strumenti acustici ed elettrici saldati da intrusioni di varia natura, in questo caso un testo recitato da Genesis su inquietanti e lugubri atmosfere rarefatte, voce che si trasforma poi in un ringhio semiumano e bestiale. Un pugno di ferro in un guanto di orchidee.
Difficile prevedere ulteriori sviluppi, certamente questo album è una correzione di tiro rispetto al precedente ancora più radicalmente eclettico, ma non lo si può neppure definire di facile lettura per l’ascoltatore casuale. I PTV sono una curiosa miscela di dark wave e liturgia blasfema, satanismo e spiritualismo (a un certo punto Genesis “si innamora della luce”), visceralità e contraffazione: ma perfino una bizzarria sospetta come il culto delle Televisioni Psichiche, pur senza aprire nuove strade alla musica rock, può rappresentare un divertente diversivo in un panorama troppo serializzato quale è quello del 1983.
Per completare degnamente il bagno in ammollo in questa terza dimensione di “olofonia psichica”, non ci resta che attendere il video, magari realizzato in 3D con tanto di occhialetti anaglifici allegati.