Prologo a “The Unknown God” Teitan Press, 2003

© Martin Starr 2003
Traduzione di Roberto Migliussi
 
Paolo, stando ora nel mezzo dell’Areopago, disse:
 
“Uomini di Atene, vedo che in ogni cosa voi sembrate dediti al timore delle deità più di altri. Per esempio passando e osservando attentamente i vostri oggetti di devozione ho anche trovato un altare sul quale era stato inciso “All’Iddio sconosciuto”. Perciò quello a cui voi rendete santa devozione senza conoscerlo, quello io proclamo…L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in se, essendo, come Questi è Signore del cielo e della terra, non dimora in templi fatti con mani,… Poiché da lui abbiamo la vita e ci muoviamo ed esistiamo come certi poeti fra voi hanno detto: “Poiché siamo pure sue progenie”.
Atti 17:22–23, 28
 
Questo libro è il primo tentativo di raccontare la storia di un uomo che alcuni desiderarono credere che fosse un dio incarnato. Alcuni individui straordinari —ora più famosi o malfamati che il veramente umile Wilfred Talbot Smith (1885–1957) potesse mai essere stato — incrociarono la sua via e lasciarono il loro segno sulla sua carriera come praticante delle arti occulte. La vita di Smith è rimasta fino ad ora poco più che una nota a piè di pagina, e questa di solito piena di  errori, nei resoconti di un piccolo ma influente movimento esoterico del Ventesimo Secolo chiamato “Thelema.” Per il resto egli visse e morì sconosciuto. Al di fuori del cerchio dei credenti contemporanei e di un gruppo ancora più piccolo di studiosi chi avrebbe interesse a ricordare il suo nome oggi?
 
Per il lettore comune forse questo libro richiede una ragione per la sua esistenza – per quelli che sono familiari con la letteratura dell’Esoterismo Occidentale la mancanza di una storia bona fide di Thelema è evidente. Io stesso percepii questa mancanza quasi venti anni fa. Con il passare del tempo i nuovi movimenti religiosi tendono riguardo alle loro origini o a coprirle nel mistero da e per i loro seguaci o ad essere seppellite in libelli dai loro critici. Le oscurità e le calunnie sono così mescolate che è necessario un grande sforzo per mostrare in modo chiaro le attività di persone così devianti dalla tradizione religiosa come furono i seguaci contemporanei di Aleister Crowley (1875–1947). Inoltre si richiede persino ad un lettore informato di mettere da parte nozioni preconcette di quello che fecero e del perché lo fecero. Per aggiungere di più a questa confusione uno deve inoltre menzionare il senso della storia molte volte problematico degli occultisti, che sono inclini a citare l’antichità (reale o immaginaria) per delle idee che essi solo inventarono o in alternativa dichiararono la paternità di concetti liberamente presi in prestito dal passato. Ho tentato qui di registrare i fatti di questo movimento fissiparo. Il mio compito è stato reso molto più facile dall’abbondanza di fonti documentarie. I maggiori partecipanti nel circolo esteso di Crowley abitualmente conservavano le lettere che essi scrivevano o ricevevano, tenevano dei diari e trattavano generalmente l’evidenza materiale del loro coinvolgimento in Thelema con una attenzione tipicamente accordata ad oggetti di significato religioso o storico.
 
Dovuto ai loro obblighi fraterni di franchezza molti di loro facevano circolare copie delle loro lettere, specialmente quelle che contenevano critiche nei confronti di altri, che probabilmente non li avrebbero riavvicinati insieme ma che indiscutibilmente aumentarono i documenti della loro comunità religiosa. Smith e i thelemiti non lasciarono dietro di loro monumenti dotti, né edifici degni di nota, né organizzazioni visibili, né a malapena alcuna pubblicazione al di là dell’effimero. Io postulo che una ragione per la loro attenta preservazione delle lettere fu che senza l’evidenza della parola scritta essi non avevano altro per mostrare i loro sforzi; molti di loro morirono senza alcuna ragionevole aspettativa di un futuro per l’opera e le credenze della loro vita.
 
Questo resoconto è scritto dal punto di vista della evidenza documentaria. Non pretendo di avere un accesso speciale ai pensieri dei morti altro che attraverso la testimonianza dei loro resti letterari abbondanti e secondariamente attraverso le interviste che io condussi con coloro i quali furono i diretti partecipanti agli eventi. Visto che virtualmente tutto il materiale primario è inedito ho riprodotto un numero di documenti chiave nelle appendici, incluso la prima pubblicazione delle istruzioni di Crowley a Smith nell’assumere la sua divinità, il Liber CXXXII. Ho preso la mia ispirazione dalle parole del precursore postulato di Crowley, Helena Petrovna Blavatsky (1831–91), la cui prefazione al suo monumentale Isis Unveiled esprime i miei scopi identici per The Unknown God:
 
Il libro è scritto con sincerità. Il suo scopo è di fare giustizia e di dire la verità similmente senza malizia o pregiudizio. Ma non mostra alcuna pietà per l’errore insediato, né reverenza per l’autorità usurpata. Esso reclama un passato saccheggiato, che credit per le sue realizzazioni che sono state troppo a lungo negate. Esso reclama la  restituzione vestiti prestati, e la rivendicazione di reputazioni calunniate ma gloriose. Verso nessuna forma di adorazione, nessuna fede religiosa, nessuna ipotesi scientifica la sua critica è stata diretta in qualsiasi altro spirito. Uomini e gruppi, sette e scuole sono solo il semplice effimero del giorno d’oggi. La VERITÁ, seduta in alto sopra la sua roccia di diamante è da sola eterna e suprema[1].
 
La citazione è particolarmente valida per questo libro. Mentre la mia ricerca stava progredendo trovai evidenza sempre più grande della significativa influenza della Teosofia sulle idee e sugli scopi dei gruppi religiosi guidati da Crowley, specialmente prima della del rifiuto di Krishnamurti del ruolo di “Maestro Mondiale” nel 1929. La figura chiave nella preservazione e nella trasmissione della eredità documentaria della vita di Smith fu la vedova e mia amica Helen Parsons Smith (1910–2003). Durante il decennio seguente alla morte di Smith nel 1957 lei amorevolmente preservò e aumentò i suoi archivi e biblioteca con la prospettiva che un giorno essi sarebbero stati utilizzati di nuovo. Lei ebbe la preveggenza di cercare i seguaci contemporanei di Crowley e di offrire di custodire i loro documenti, molti dei quali non sarebbero stati salvati dal vaglio del tempo. I ricercatori in passato sono stati limitati dalle fonti documentarie limitate disponibili nelle istituzioni pubbliche; Helen aprì il suo cuore e la sua casa a me, affidandomi la storia della sua vita e la gestione degli estesi scritti di Smith così come dei suoi propri. Come l’unica proprietaria della Thelema Publications, lei dedicò il suo tempo e risorse al compito di pubblicare le opera di Crowley in edizioni immaginative. Fu la mia ammirazione per i suoi sforzi la causa che per la prima volta ci mise in contatto nel 1977, quando io comprai da lei il primo di molti libri. La sua bibliofilia rendeva ogni edizione un tesoro da assaporare.
 
Wilfred T. Smith promise di reincarnarsi e di aiutare Helen a diffondere la Parola di Thelema in un nuovo veicolo umano. Malgrado le personali credenze nella metempsicosi, dall’inizio della nostra relazione nel 1985, Helen Parsons Smith fu una fonte costante di incoraggiamento e di informazione. Fedele al suo nome magico di “Grimaud” la sua vita fu una di servizio incondizionato a quegli uomini che incarnarono i suoi ideali. Questo libro è dedicato alla sua eterna memoria. Riguardo alla mia relazione con questa storia, io avevo avuto un interesse costante in Crowley da quando avevo per la prima volta letto The Book of Lies (1913) nella Biblioteca pubblica di Chicago quando ero studente alle superiori. Criptico come era io sentivo che il libro aveva un messaggio per me, e il mio compito era quello di scoprirlo. Il mio obbiettivo immediato fu così quello di mettermi in contatto con gli eredi del dharma di Crowley. Io seguii tutti i filoni disponibili, che erano pochi e mi sembravano scarsi di promesse.
 
Pensai di aver trovato quello che avevo cercato in The Commentaries of AL (1975) accreditati a Aleister Crowley e a un nome che io non avevo mai sentito in precedenza, Marcelo Ramos Motta (1931–87). Come Smith Motta era stato iniziato in entrambi i maggiori Ordini una volta guidati da Crowley: egli era un membro dell’Ordine della A.˙.A.˙. sotto la guida del successore prescelto di Crowley, Karl J. Germer (1885–1962) e fu investito da quest’ultimo del IX° grado dell’Ordo Templi Orientis (O.T.O.) alcuni mesi dopo il primo incontro di Motta con Smith nell’agosto del 1956. Motta era l’auto-proclamato e autocefalo “Supervisore Generale” della Società Ordo Templi Orientis (S.O.T.O.), la sua nuova formulazione dell’O.T.O. su linee che egli considerava più vitali dopo la prima pubblicazione dei rituali di iniziazione dell’Ordine in The Secret Rituals of the O.T.O. (1973), editi da Francis King. Poco dopo alcuni anni dalla sua fondazione egli dichiarò una jihad contro tutti gli altri pretendenti al trono thelemico. Come io l’ho sperimentato personalmente la S.O.T.O. esisteva solamente su carta come una agenzia di raccolta per pagare i conti di Motta; non ho mai assistito a un incontro né ho mai visto un grado. Una delle sue ragioni dichiarate per l’esistenza era di favorire la pubblicazione delle opere di Crowley, basandosi sulla credenza erronea che il testamento di Crowley conferiva i suoi diritti d’autore nell’ O.T.O., del quale la S.O.T.O. dichiarava di essere l’organizzazione a cui era succeduta.
 
Un fatto saliente sfuggì a tutti i pretendenti all’eredità letteraria di Crowley: dalla sua bancarotta nel 1934 in Inghilterra i diritti d’autore di Crowley erano di proprietà del Curatore Fallimentare Pubblico delle Bancarotte. Fu mio tentativo come agente  della S.O.T.O. di accertare i fatti verificabili sparsi a pezzi frammentati nella ricostruzione illusoria di Motta della storia che inizialmente mi stimolò a ricercare le fonti documentarie primarie.
 
Il mio idealismo si dovette incontrare direttamente con l’idealizzazione paranoica. Mi ritirai dal mondo sempre più psicotico di Motta rassegnando le mie dimissioni dalla S.O.T.O. nel gennaio del 1985 e mi fu in seguito chiesto di apparire come testimone nella micidiale causa e contro causa di  McMurtry et al. v. Society Ordo Templi Orientis et al. nel 1985. Ma io ne avevo avuto abbastanza di questo modello di vita fraterna che aveva portato a così poco amore fraterno, conforto o verità. Declinai fermamente l’offerta di membro dell’O.T.O. guidato da Grady L. McMurtry (1918–85), che era stato iniziato nell’Ordine da Smith. Un amico rimarcò con umorismo a quel tempo che il signicato segreto delle lettere “O.T.O.” era “One Time Only” (Una Volta Soltanto). Quello che io volevo in una confraternita l’ho trovato nella Massoneria. Ma come Crowley annotò i lavori ingrati sono per ammissione un buon esercizio.
 
La questione nata nel conflitto legale rafforzò la mia intenzione di scrivere un resoconto documentario delle personalità coinvolte nella genesi di un movimento esoterico che dolorosamente mancava di una storia. Così io andai alla ricerca dei testimoni viventi. Il primo che trovai che aveva voglia di parlare con me fu Helen Parsons Smith, la cui lettera del 28 gennaio 1985 segnò un punto di svolta nella mia vita; mi assicurò che il mio futuro era brillante. Iniziammo immediatamente a scambiarci lettere e chiamate telefoniche e visite. Sopravvissuta a così molti misfatti umani Helen era comprensibilmente protettiva del suo passato; lei generalmente rispondeva ad una domanda secondo la sua stima dell’abilità del richiedente di contestualizzare la nuda verità. Gradualmente abbassò la sua guardia, mi parlò schiettamente e mi disse tutto quello che sapeva; mi spinse a chiedere tutto quello che io volevo sapere. L’abbondanza delle sue memorie di “Frater 132” come lei si riferiva a lui, mi portò all’idea di scrivere questo mio primo libro.
 
In un progetto che si è allungato per più di una decade della mia vita io ho accumulato una sostanziale lista di persone che sono degne dei miei ringraziamenti, un numero dei quali sono morti durante gli anni che sono dovuti passare prima di completare il libro. In particolare vorrei ringraziare l’assistenza dei seguenti individui: Maria Babwasingh, il Rev. Michael P. Bertiaux, Hymenaeus Beta, Lee M. Boe, Henrik Bogdan, Marjorie E. Cameron, Rolando Cervantes, Alexis V. Connolly, Arturo de Hoyos, C. Gary Ford, R. A. Gilbert, Kenneth Grant, John Hamill, Harry Hay, William E. Heidrick, Ridgely Hunt, Anthony W. Iannotti, Prof. Alan Illiff, David G. Kairis, Philip Kaplan, Frederick J. Kayser, Francis King, Dr. Derek Lamar, Russell A. Leadabrand, Robert J. Lund, Grady L. McMurtry, Lucas Mellinger, Dr. Mark V. Mellinger, Marguerite Montenegro, Marcelo Ramos Motta, Paul J. Neugebauer, Thaynne Patterson, the Rev. Dr. Bertil Persson, C. F. and Barbara Russell, Prof. James A. Santucci, Phyllis E. Seckler, Kwen L. Smith, Prof. Bradford Verter, Dr. Lisa Whatley, Oliver Marlow Wilkinson e Gerald J. Yorke. Mi rammarico che alcuni dei miei colleghi non sono più qui per leggere ciò; qualsiasi errore rimasto ricade sulla mia responsabilità.
 
Ringraziamenti sono dovuti anche alle seguenti istituzioni e ai loro operatori: la George Arents Research Library, la Syracuse University; la Bedales School; il Kent County Council, Centre for Kentish Studies; la Grande Loge de France, la Kent Family History Society; la Lilly Library, Indiana University; la Newberry Library; le Pennsylvania State University Libraries; l’Harry Ransom Humanities Research Center, la University of Texas ad Austin; la Joseph Regenstein Library, University of Chicago; lo Scottish Rite Masonic Museum and Library, Inc.; la Societas Rosicruciana in America; la Library of the High Council of the Societas Rosicruciana in Anglia; la Library and Archives of the Supreme Council, 33°, Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry, Southern Jurisdiction, United States of America; il Theurgical Martinist Order; la Tonbridge School; la Library and Museum of the United Grand Lodge of England; il Warburg Institute, la School of Advanced Study, University of London.
 
Un numero di colleghi lessero il libro in bozza e mi aiutarono con suggestioni utili, incluso il Rev. Michael P. Bertiaux, Rolando Cervantes, C. Gary Ford, Joseph L. Maiello e Bradley Seidman. Vorrei specialmente ringraziare la dettagliata analisi del mio amico e collega Henrik Bogdan, che rubò il tempo alla preparazione della sua tesi dottorale, From Darkness to Light: Western Esoteric Rituals of Initiation (Göteborg University, 2003), per offrire le sue note e domande. Oltre alla nostra discussione a Göteborg nel Marzo del 2003 i suoi contributi furono per me di grande valore mentre il testo arrivava al suo stadio finale
 
I miei ringraziamenti a coloro che mi hanno concesso il permesso di citare documenti dalle seguenti proprietà letterarie: Ordo Templi Orientis (Aleister Crowley); Thelema Media llc (John W. Parsons); Barbara Russell (C. F. Russell); Helen Parsons Smith (Wilfred T. Smith e lei stessa).
 
Il disegno del libro è di Robert Williams, occupato al tempo a preparare il suo primo libro, The Chicago Diaries of John M. Wing 1865–1866 (Southern Illinois University Press, Carbondale, e il Caxton Club, 2002); le nostre discussioni settimanali del nostro lavoro in corso d’opera mi diedero prospettive utili. Il lavoro di editing fu eseguito con grande abilità e pazienza da Philip Smith, che generosamente mi fornì fonti documentarie e un torrente fluente di commenti costruttivi e di suggestioni. Le illustrazioni nel testo, la galleria fotografica e il disegno della sovra copertina furono eseguiti da Omar De la Cruz. Ho nei confronti di questi tre signori di talento un costante  debito di gratitudine
 
L’illustrazione della copertina intitolata “The Dweller on the Threshold” (L’abitante sulla soglia) (1927) è di Arild Rosenkrantz (1870–1964), un discepolo personale di Rudolf Steiner; fu per la prima volta riprodotto nella rivista inglese Anthroposophy. Io la trovai incollata sul fronte di una copia dell’Equinox Blu appartenuta nel passato ad un membro della Fraternità Universale, una società segreta dimenticata da lungo tempo a cui Wilfred T. Smith fu associato per un periodo di tempo. La sua presenza nel libro sembrava avere un intento talismanico, come se essa fosse stata posta lì per servire come ammonimento a coloro che avessero voluto passare questa via di nuovo. L’immagine è appropriata alla lotta spirituale dipinta in questa libro. Con la sua sfida della “regione della Prescrizione e del Costume,” Smith incontrò la paura di mondi sconosciuti — “l’Abitante” nello Zanoni (1842) di Edward Bulwer Lytton — con una aspirazione costante al divino. Il disegno di quarta di copertina, “Wilfred Smith—an impression” (1932) è del suo amico Jimmy P. Calhoun.
 
The Unknown God  ha richiesto lungo tempo per arrivare a vedere la luce; spero che apprezzerete il risultato finale. Per citare Frater 132: “Al Resto che aspettava non sapendo cosa stava aspettando. Per tutti questi io non devo fallire.”
 

 

[1] Blavatsky, H. P., Isis Unveiled (1877), I:v.