Gioielli

Il presente articolo, pubblicato per la prima volta in Man Mith & Magic No 54, Purnell - B.P.C. Londra 1970-1971 ed in lingua italiana in Primordia, No XI, Milano, Settembre 1997, è stato tradotto da Roberto Migliussi e la sua pubblicazione autorizzata dall'autore.
 
Kether, la Corona Suprema della più alta Sephiroth dell'Albero della Vita cabalistico - tempestata di gemme di brillantezza elementare, di fuoco scintillante, di acqua splendente e di ricca terra risplendente - è l'archetipo di tutte le corone terrestri che hanno adornato i profeti, i sacerdoti e i re in tutte le età. Nei tempi passati i gioielli erano spesso selezionati per il loro valore simbolico: il diamante per la resistente durevolezza, la perla per la purezza, il fiammante rubino per l'amministrazione della giustizia, il topazio per la nobiltà e lo splendore regale. Tutte queste hanno formato, alcune volte, una parte essenziale dei diademi reali.
Dietro a queste più ovvie attribuzioni giace uno schema complesso di corrispondenze occulte elaborate dai sacerdoti, maghi e saggi. L'intero regno minerale vi era incluso e anche le pietre che non erano, parlando a rigor di termini, pietre preziose vennero dotate dalla tradizione di valori celestiali che le esaltavano al rango di gioielli preziosi. Tuttavia l'importanza non era legata semplicemente al valore simbolico, né al valore intrinseco di una pietra in senso commerciale; era la sua peculiare proprietà occulta che gli dava un rango tra le sacre gemme.
Lo schema di classificare le varie pietre e le loro proprietà include i pianeti la cui influenza era ritenuta molto forte in determinate pietre. Di conseguenza esse erano considerate i loro veicoli o trasmettitori.
Il quarzo ne è un esempio. Esso è in particolare associato alla Luna ed è un costituente importante della crosta terrestre. É stato associato al sistema riproduttivo perché, così come l'oro è celato nel quarzo, così il fattore sesso è contenuto nell'organismo umano. Si suppone inoltre che il quarzo possieda le proprietà straordinarie di rendere opachi corpi invisibili. Apollonio di Tiana, il famoso mistico del I secolo, lo utilizzò per questo scopo quando Cesare Domizio lo chiamò di improvviso da una lunga distanza. Il mago si rese invisibile materializzandosi di fronte a Domizio e in seguito smaterializzandosi di nuovo, riapparendo in breve poco dopo vicino il distante Monte Vesuvio.
Nei tempi moderni uno scienziato Viennese chiamato Pribill tentò di dimostrare queste proprietà del quarzo. Egli dichiarò che il segreto giaceva nel modo in cui la pietra era tagliata per scopi magici sin da tempi remoti, sostenendo che doveva essere tagliata ad un certo angolo e posta nella bocca dopo l'esposizione alla luce solare tropicale. Il mago allora intonava un incantesimo segreto che combinato con le proprietà occulte del quarzo impregnato dal sole gradualmente faceva sì che il suo corpo sparisse.
La Luna è associata inoltre con il cristallo di roccia che stimola la facoltà della chiaroveggenza. Questa pietra è molto usata nelle guarigioni; la parte colpita è immersa nell'acqua caricata dalle energie psichiche che si pensa il cristallo contenga.
Il caso meglio documentato di cristallomanzia o divinazione attraverso il cristallo è quello del mago elisabettiano Dr. John Dee e di Edward Kelley. Il cristallo, o la pietra che mostra come viene chiamata, serviva come una finestra rivelando altri regni di esistenza. Lo studioso classico Meric Casaubon descrisse i loro esperimenti occulti, ed il processo con il quale essi richiamavano gli angeli forma la sostanza di uno dei suoi trattati.
Questo processo era conosciuto come lo scrutare nella visione e Kelley era il veggente e il Dr. Dee registrò le visioni che il suo collaboratore ricevette. Dall'opera di questi maghi deriva un sistema complesso di magia che include un linguaggio strano e non terrestre chiamato Enochiano, comunicato dagli Angeli.
La perla e la pietra di luna sono altre gemme relazionate alla Luna, essendo la pietra di luna una immagine diretta del suo omonimo, mentre la perla rappresenta la purezza e la verginità tradizionalmente associati a quel pianeta solitario.
La perla, la tipica pietra del mare, è attribuita alla Luna a causa dell'influenza sulle maree umane e sulle donne, il cui ciclo mensile corrisponde al ciclo lunare. Le sue qualità irridescenti legano la perla alle visioni astrali di luce brillante che caratterizzano le esperienze solari o spirituali esemplificate dal topazio e dal diamante. Questa è la ragione del perché le perle sono frequentemente indossate durante invocazioni cerimoniali delle forze lunari che richiedono l'attività astrale. Un altro gioiello lunare è l'ambra, le cui caratteristiche positive la legano al magnetismo animale ed alla voluttuosità dell'amore sensuale. Essa viene indossata durante il lancio di incantesimi e si dice che renda coloro che la indossano, in particolar modo le donne, irresistibilmente attrattive.
Al Mercurio sono assegnati principalmente l'opale, l'agata e in misura minore l'alessandrite, la tormalina e lo spato Islandese (una pietra trasparente senza colore). L'opale ha il potere di adescare il suo proprietario in regni strani e sconosciuti, probabilmente perché Mercurio in una delle sue forme è la guida delle anime che hanno lasciato la terra e vagano nel regno dei morti.
Le sottili emanazioni dell'agata evitano o offrono protezione contro violente tempeste, a causa della stretta relazione tra Mercurio e l'elemento dell'aria. Così qualsiasi movimento aereo, dalla brezza alla tempesta cade per natura dentro la sua giurisdizione. L'agata è potente inoltre contro il pungiglione degli scorpioni, perché le attività di Mercurio includono miracoli di guarigioni.
La tormalina assorbe la luce e conduce l'elettricità, quindi la sua affinità con Mercurio la cui natura incarna il fenomeno elettrico della trasmissione. Poiché polarizzano la luce l'alessandrite e lo spato Islandese sono classificate come pietre Mercuriali.
Le influenze Venusiane sono concentrate nello smeraldo e nel turchese. Nell'Antico Egitto lo smeraldo rappresentava la resurrezione; veniva usato nella costruzione di talismani e amuleti che simbolizzavano il ritorno periodico dello Spirito dell'uomo. L'occhio di Horus che era spesso dipinto in smeraldo simboleggiava la riproduzione e la porta per la vagina attraverso cui lo spirito entrava per assumere un corpo di carne per la sua riapparizione sulla Terra. Lo smeraldo era indossato per raggiungere una reincarnazione favorevole; in età più tarda si credeva che assicurasse una fertilità perpetua.
Sia lo smeraldo che il turchese erano usati nei riti preparati a suscitare l'amore e la passione. Entrambi queste pietre simboleggiano la trasmissione di forza vitale da un organismo ad un altro.
Venere è associata all'elemento dell'acqua, e quindi all'acquamarina ed al berillo, rappresentando entrambi l'acqua nel regno minerale. Paracelso dichiarò che uno spirito familiare di una persona poteva essere invocato in forma visibile attraverso uno specchio di berillo. Il suo potere di facilitare un rapporto con gli spiriti familiari fa sì che esso sia indossato dalle persone che vogliono conoscere i più intimi segreti degli altri.
Il topazio, il diamante giallo, l'occhio di gatto e la crisolite sono in modo particolare attribuiti al Sole, e nel caso dell'occhio di gatto al segno associato del Sole, il Leone. L'oro glorioso del topazio simbolizza il Sole nel regno minerale. Questo pianeta, il cui simbolo nel regno animale è il leone, rappresenta il coraggio, la regalità e il primato, e il topazio rende il suo possessore saggio e senza paura. É inoltre un rimedio contro la follia perché concentra i raggi solari e neutralizza gli efffetti funesti della Luna. Il topazio inoltre dona potere sulle bestie selvagge che, interpretato in termini dell'organismo umano, implica la conquista della più bassa natura dell'uomo e la sua trasformazione nella nobiltà, simbolizzata dal re delle bestie, il leone. Il diamante giallo è attribuito al Sole per simili ragioni, mentre la crisolite, come il suo nome Greco indica, è una pietra dorata ed inoltre un veicolo di energia solare. Conferisce il potere di acquisire benessere, come tutte le pietre solari.
Se lo splendore è lo speciale attributo del Sole, l'energia impetuosa caratterizza Marte. La pietra ascritta a questa caratteristica della Natura è il rubino che rappresenta lo spirito della violenza e della distruzione. Questa pietra è inoltre associata con il sangue, il particolare veicolo dell'energia. Robert Fludd il mistico e filosofo del XVII secolo associava il rubino alla terra rossa, o carne, dalla quale Adamo fu formato.
Vi sono, d'altra parte, pietre più sinistre relazionate a Marte, una delle quali è la pietra serpente ed un'altra il turchese verdastro. A entrambi queste gemme sono attribuiti certi poteri occulti che riguardano la corruzione e la putrefazione; la pietra serpente per la relazione con lo Scorpione, il segno zodiacale associato con Marte, il turchese verdastro per la sua associazione a Venere e la sua tendenza a deteriorarsi nel verde. Questo non solo sminuisce il suo valore ma richiama alla mente la lusinga esterna e la corruzione interna della attrattiva venusiana. Queste pietre sono legate ai riti infernali di necromanzia ed alla sostanza corrotta associata con l'alchimia.
A Giove, il padre degli Dei, sono assegnate l'ametista, lo zaffiro e il lapislazzuli. Il profondo blu del lapislazzuli simbolizza la più alta forma di Giove, il cui colore puro è il blu puro del cielo. Nei tempi più antichi, prima che divenisse il padre degli Dei, Giove aveva un aspetto femminile come quello maschile: e il lapislazzuli è la pietra di Laz, la dea araba dell'Amore. Su questa pietra alcune volte veniva inciso l'organo sessuale di Ishtar, la Venere Assira.
L'ametista violetta è la pietra tradizionalmente associata con il rango episcopale. É il gioiello del sommo sacerdote, di uno che non è confuso, distratto o sopraffatto dal fascino intenso dei fenomeni esteriori. In alcune leggende del Santo Graal si dice che il sacro recipiente sia stato foggiato di pura ametista. Questo gioiello è inoltre impiegato in riti magici per raggiungere potere politico e altri tipi di ascendenza sulle masse. Nel suo aspetto più alto, d'altra parte, si credeva che conferisse la visione dell'Amore, mentre Giove, rappresentato dal saggio governante, reggeva l'Universo. Come il lapislazzuli lo zaffiro aveva anche lui il suo simbolismo femmineo ed in uno degli antichi testi tantrici indiani la dea Lalita è descritta come la "Devi (Dea) Zaffiro la cui vita snella, piegata sotto il peso del frutto maturo dei suoi seni, si gonfia in pesanti fianchi ingioiellati con la promessa di infinite maternità". Secondo la occultista del XIX secolo, Madame Blavastky, i Buddisti ascrivevano allo zaffiro "un sacro potere magico che ogni studente di mesmerismo psicologico comprenderà perché la sua superficie lucida e del blu profondo produce straordinari fenomeni sonnambuli".
La stella zaffiro, l'onice, il diamante nero e la calcedonia sono attribuiti a Saturno, il dio più antico. La stella zaffiro simbolizza un vuoto di oscurità con una luce stellata al centro che rappresenta Saturno che, come il più antico, era anche la sola luce.
L'onice opaco e spesso nero è attribuito a Saturno a causa della natura cupa e plumbea di quel pianeta. É usato dai maghi in opere che sono connesse con la maledizione e la morte.
Il diamante nero è collegato all'idea del nulla, il punto di inizio, il vuoto mistico, o caos al di là del quale tutte le cose emergono. Inoltre simboleggia la pupilla dell'occhio, e i cabalisti Ebrei lo assegnano alla lettera Ayin, che significa un occhio. Il diamante nero è quindi un simbolo della Vista nell'oscurità e del Veggente Non Visto. Impiegando l'Occhio Malvagio i maghi ottengono informazioni mentre vengono non visti: malvagio perché temuto, temuto perché non visto, sebbene si conosca la sua presenza. Il diamante nero, con quella curiosa caratteristica invertita di molti simboli antichi, dall'essere un simbolo dell'Occhio Maligno arriva ad essere considerato come un amuleto contro di esso.
La calcedonia, un tipo di onice, è ascritta a Saturno perché si dice che allontani la tristezza e Saturno è l'epitome della malinconia e del timore oscuro. Una persona che indossa questa pietra si crede che sia protetta dalle influenza depressive simboleggiate da questo pianeta.
Al Dio ultimo è ascritto il diamante bianco, l'essenza della brillantezza. Questo gioiello è un simbolo della Vera Volontà, di energia spirituale nella sua forma più pura. Nel Buddismo tantrico il diamante è associato al vajra, o fulmine, simbolico della Coscienza Adamantina che sostiene e costituisce il fondamento dell'esistenza. Inoltre viene accoppiato con il loto, l'aspetto femmineo della Coscienza, che agisce come l'agente obiettivo della manifestazione. La famosa preghiera tibetana Om Mani Padme Hum (Oh, il gioiello del loto) si riferisce al diamante vajra in unione con il suo veicolo della manifestazione. Essa è una forza che si manifesta come forma; la volontà che si manifesta come idea; il sé che si manifesta come mondo.
Nella geometria il diamante è costruito da una vescica, un ovale dipinto, che è formato da due cerchi intersecanti. La vescica come il loto che contiene il vajra, contiene anche un diamante. La vescica era anche consosciuta sotto il nome di Occhio Maligno, e il talismano usato per evitare i suoi poteri funesti era il fallo. Così entrambi i sistemi di simbolismo Occidentale e Orientale associano il diamante con l'emblema dell'energia creativa maschile.
Le leggende che circondano tali pietre storiche come il Diamante Regent, il Grande Mogue, il Diamante Orloff, la Luna delle Montagne, il Koh-i-noor, e il Diamante Hope, illustrano un aspetto completamente differente del diamante. L'ultimo di questi ha un interesse occulto. Si dice che sia stato rubato da un tempio indiano e rivenduto a Luigi XIV nel 1668. L'uomo che lo vendette fu colpito da varie sfortune durante le quali perse tutti i suoi soldi. Riprese a navigare per l'India di nuovo per costruirsi una seconda fortuna ma morì durante il viaggio. Questo diamante appare di nuovo adornando la Marchesa di Montespan, la bella e scellerata cortigiana di Luigi XIV che ebbe contatti con un gruppo di maghi guidati dall'osceno Abbé Guiborg. Egli eseguì una serie di Messe Nere su richiesta della Marchesa in modo da fargli ottenere un potere supremo e legare l'affetto del Re solo a lei. Durante il rituale Guiborg tagliò la gola di un bambino, facendo cadere il sangue sul corpo nudo dell'altare vivente, la stessa Marchesa. Si disse che il suo solo ornamento durante il rituale fosse stato il diamante. Fu caricato dal sangue di ripetuti omicidi, commessi con l'accompagnamento di profanità diaboliche e blasfemie. Ma i sortilegi indegni si ritorsero contro la Marchesa perché invece di far avanzare la sua causa nella casa reale sperimentò una caduta discreta del favore. Un secolo dopo lo stesso diamante si diceva che fosse stato in possesso di Maria Antonietta, e inoltre portò disastro perché "l'affare della collana di Diamanti" fu uno degli incidenti che portò alla Rivoluzione Francese. Maria Antonietta prestò il diamante alla Principessa di Lomballe. Poco dopo il destino colse la Principessa che fu massacrata dalla folla e parti del suo corpo furono esibite sotto le finestre del tempio dove Luigi XVI e la sua famiglia vennero imprigionati. Molte altre sfortune colpirono i successivi proprietari di questa pietra funesta. Si dice che fosse stata comprata per 18.000 sterline dal banchiere di Londra Henry Thomas Hope, da cui il nome della pietra. A tempo debito il suo discendente Lord Francis Hope ne prese possesso e perse le sue ricchezze subito dopo. Lo strascico di disastri continuò, suicidi -incidenti fatali - bancarotte - disgrazie - coprendo in tutto un periodo di 200 anni.
Gli alchimisti credevano che il diamante avesse raggiunto il pinnacolo della bellezza e perfezione, eguale solo all'oro per i metalli e al Sole per i pianeti. Tra i simboli degli alchimisti vi era lo Shameer, lo strano diamante tolto dal becco di un uccello con il quale si dice che Mosé avesse tagliato le pietre preziose per l'efod, un paramento sacerdotale ebraico che aprì al Re Salomone i cancelli finali della saggezza.
Ma di tutte le pietre preziose la stella rubino è indubbiamente la più magica. Essa rappresenta l'energia creativa del Sole, o stella creatrice, e simbolizza la stella della magia, il Pentagramma. Questa stella è stata usata dai tempi più antichi per fare apparire e controllare i demoni, elementari ed entità occulte di tutti i tipi.
L'inafferrabile ma tuttavia famosa Pietra del Filosofo che l'adepto Trautmansdorf dichiarò di aver scoperto era a forma di fagiolo e di luce rossastra, emittente lampi di luce quando era nella totale oscurità. É interessante confrontare ciò con il resoconto del Bramino Indiano sulla Pentarbe, una pietra magica che esibita davanti a Apollonio di Tiana: "Nottetempo incominciò a risplendere come il fuoco perché è rossa ed emette raggi, e se la guardi colpisce i tuoi occhi con un centinaio di sprazzi di luce. E la luce dentro di essa è uno spirito di potere misterioso, perché assorbe a sé ognicosa nelle sue vicinanze".
La Versione Orientale della Pietra Filosofale sembra essere stata la leggendaria Chintamani, o gemma del desiderio che ha il potere di concedere tutti i desideri. Si dice che sia appartenuta a Brama, l'aspetto creativo della Triade Hindu. Un tantra descrive la Dea Suprema unita con il suo signore in una stanza di pietra chiamata Chintanami, circondati da un boschetto di alberi celestiali, sull'isola delle gemme, posta nell'oceano di ambrosia.
Di non meno interesse sono la pietra di rospo e i coralli della stregoneria, il gioiello Kaustubha dell'Induismo e la pietra lampo degli Antichi Messicani.
Sir Walter Scott descrisse la proprietà più curiosa della sua famiglia come una "pietra di rospo...un amuleto celebrato. Era sovrano nel proteggere i bambini appena nati e le loro madri dal potere delle fate, ed è stato ripetutamente prestato da mia madre a causa della sua virtù".
La pietra di rospo era qualsiasi pietra che assomigliava in forma e colore al rospo o alla rana. Ma il tipo più ricercato si credeva che fosse quello trovato nella testa di un rospo vivente. In "Come ti Piace" Shakespeare parla del "rospo brutto e velenoso" che indossa "un prezioso gioiello sulla testa". Questa pietra era ritenuta un infallibile rimedio contro le maledizioni e la stregoneria.
Il corallo si credeva che esercitasse un simile potere. Paracelso dichiarò che indossare del corallo rosso fosse un rimedio contro l'indolenza. I coralli rossi trasmettono l'influenza solare; i coralli marroni al contrario trasmettono vibrazioni lunari. La varietà rossa allontana gli spiriti maligni mentre il marrone li attrae e li aiuta a manifestarsi.
Nell'Induismo la Kaustubha era un gioiello ottenuto dal ribollire dell'oceano, dopo che Indra, il re degli dei, era stato maledetto da Shiva per aver ucciso il saggio Durvasas. Era una gemma che concedeva il desiderio indossata da Vishnu e Krishna.
Le pietre lampo alcune volte conosciute come fulmini furono create quando il dio del fuoco nella forma del lampo guizzò nella sabbia, fondendola e concentrandola in vitrei tubi a forma di serpentina. Gli antichi messicani la adoravano come il fallo del dio del fuoco e le usarono nei loro rituali di feritlità.
Durante il corso dei secoli la tradizione del significato segreto dei gioielli e delle pietre preziose si oscurò e si degradò. L'ascrizione di varie pietre agli individui secondo la loro data di nascita era calcolata secondo le influenze planetarie operanti attraverso lo Zodiaco. E ai dodici Segni venivano assegnate le pietre con cui la tradizione ci ha familiarizzato. In questo modo la tradizione è stata tramandata e si fuse con il folklore riguardante le pietre fortunate e gli amuleti dell'astrologia moderna.