THE FINAL ACADEMY - PSYCHIC TELEVISION

Il presente articolo è apparso per la prima volta in Rockerilla, n. 28, novembre 1982
 
La televisione ed il suo fratellino minore, il videoregistratore, parassita simbiotico e nuova manna consumistica, sono parte integrante della nostra trasmissione quotidiana sul pianeta terra. Mezzo potentissimo inglobatore di comandi consci ed inconsci, la comunicazione video è da sempre saldamente in mano ai Grandi Fratelli di turno. Il potenziale rivoluzionario ‘comunicativo’ è rimasto nei sogni di villaggio totale/garage elettronico dei pochi futurologi ottimisti. In realtà gli unici esempi di un uso ‘diverso’ del piccolo schermo, passate le stagioni sessantottesche di videoguerriglia, sono ironicamente il basso populismo dello zombie Enzo Tortora e delle chilometriche aste televisive. I video rock, in fase di geometrica espansione e quindi canale comunicativo di potente influenza sul pubblico giovanile, sono nella quasi totalità spettacolini di cosmetica banalità, semplici trascrizioni visive di una colonna sonora risaputa. L’industria dello spettacolo può solo amplificare il godimento, aggiungere magari tatto e olfatto al feticcio propagandato, mai trasmettere informazioni vitali per la decodificazione del prodotto.
PSYCHIC TV riprende in qualche modo l’eredità dei movimenti che negli anni 60-70 si sono battuti per una cultura alternativa, non ufficiale. La strategia è la stessa, infiltrazione negli ingranaggi dello Establishment per generare corto circuito.
In precedenza i THROBBING GRISTLE erano stati, più che un gruppo musicale, il veicolo privilegiato di Genesis P.Orridge per l’esplorazione del territorio rock, una meta-critica di modelli e miti musicali. Il progetto era iniziato nel 1976, dopo che gallerie d’arte e rassegne di performance si erano rivelate troppo strette per COUM e i suoi intenti. Allo stesso modo, dopo vari LPs e cinque anni di attività, l’esistenza di TG era diventata inutile: “Il mezzo è stato esplorato”. La missione è terminata dove per un qualsiasi gruppo sarebbe appena iniziata, cioè con una relativa notorietà internazionale e le prime royalties. Del nuovo e più ambizioso progetto per oltre un anno si conosce poco più del nome: Psychic Television Ltd. Nel frattempo il suono ‘industriale’ dei TG ha creato una vera e propria scuola di sperimentatori intransigenti che continuano in buona o mala fede la leggenda. Eredi legittimi sono CHRIS and COSEY, il cui secondo album “Trance” mostra i segni di una evoluzione sul versante elettronico.
THE FINAL ACADEMY, una rassegna interdisciplinare tenutasi al cinema Ritzy di Brixton alla fine di Ottobre, è la prima uscita pubblica di Psychic TV “il nome scelto dagli iniziati del Tempio della Gioventù Psichica per amministrare il lato pubblico del loro lavoro”. Il progetto iniziale di un gruppo video per la trasmissione di programmi ‘diversi’ si è infatti ampliato nella fondazione di una vera e propria religione, come tale registrata in Gran Bretagna, esente da tasse e operante: THE TEMPLE OF PSYCHIC YOUTH.
La rassegna, incentrata sulla presenza carismatica di WILLIAM BURROUGHS, ha ospitato scrittori, poeti, cineasti e gruppi musicali di tutto rispetto: soprattutto ha voluto essere una mossa rappresentativa del programma PTV, ovvero secondo le parole di Genesis fornire informazioni utili piuttosto che divertimento. “Nessuno di noi può pensare in alcun modo che presentandoci qui sul palco ad armeggiare con strumenti musicali e divertendo il pubblico saremmo di qualche utilità. Non c’è tempo… noi non siamo un gruppo, non desideriamo metterci a saltare attorno con microfoni cercando di apparire interessanti ed eccitanti… stiamo cercando di parlarvi seriamente, pensiamo che sia più importante”. In questo senso, prescindendo dal valore di alcuni partecipanti, The Final Academy è il biglietto da visita per le prossime iniziative di PTV. Gli interventi sono programmati in modo da durare, almeno sulla carta, ventitre minuti ciascuno (numero magico nella mitologia burroughsiana e nella saga degli Illuminati) e gli adepti al Tempio sono ben visibili attorno al palco fin dalla prima sera, formando una specie di servizio d’ordine, riconoscibili per taglio di capelli e uniformi a metà strada tra hare krishna e berretti verdi. Si respira aria di setta segreta e cellula militante “siamo tornati, siamo più efficienti, e siamo pronti all’azione”: che non si tratti di una semplice mossa pubblicitaria o di un look teatrale alla Devo lo dimostrano le cicatrici di iniziazione sul corpo dei devoti. Il Tempio richiede dedizione totale, “perfezione ed accuratezza” in quella che appare la grande contraddizione di ogni setta religiosa: liberazione individuale e delle energie latenti nel cervello (in questo caso coniugando esoterismo e tecnologia) e appartenenza ad una gerarchia chiusa e rigorosamente disciplinata. Occorre però tenere presente che PTV è un progetto creativo: Genesis e compagni propongono alla massa dei rock-fans quotidianamente alle prese con culti subliminali (le rock-stars mitizzate, i divi e le cover-girls, i leader politici e i prodotti culturali) un VERO culto, tangibile fin nei rituali e nei paramenti sacerdotali, costruito abilmente in modo da oscillare tra realtà e finzione, humour nero e inquietante ambiguità. Non meraviglia quindi l’uso di un linguaggio retorico e suasivo per inculcare comandamenti libertari, o la parodia delle centinaia di Chiese e Organizzazioni parareligiose divenute sintomo preoccupante negli USA: le frequenti citazioni dal reverendo Jim Jones e dalla famiglia di Charles Manson sono documenti di follia collettiva e autocondizionamento, non è nello stile di Genesis formulare giudizi “Prendi ciò che ricevi e rifletti... Non ci sono significati nascosti”, ecco quindi che molti recepiscono solo un superficiale compiacimento per il macabro e il diabolico. Ma sotto una dura scorza di pratico cinismo e un interesse collezionistico per la devianza criminale Genesis, e mi riferisco a lui come cervello propulsore dell’intero progetto, opera con una visione utopistica dell’uomo naturale, in un idealismo che da Jean Jacques Rousseau porta a Gurdjieff e ai vari Reich, Leary, Burroughs, appunto con tratti di Sade, Crowley e altri libertari eretici, da sempre patrimonio degli intellettuali dissidenti ed insofferenti. Se qualcuno poi dovesse prendere troppo sul serio i comandamenti del Tempio, radersi i capelli e mettersi a bussare alle porte per vendere i video o le magliette di PTV, tanto peggio per lui, non saranno certo loro ad impedirglielo.
Passiamo velocemente a una cronaca delle quattro serate: le ore si succedono senza eccessive emozioni, anche perché il pubblico composito ed educato sembra più sopportare stoicamente le letture che apprezzarle, e tutti i gruppi propongono scampoli di musica quanto mai eterea e spirituale. Burroughs, per età veneranda o per motivi di privacy costantemente scortato e reso inavvicinabile da uno stuolo di segretari, si limita a leggere con voce nasale inconfondibile brani scelti da romanzi vecchi e nuovi. Il successo è assicurato anche per la presenza in sala di un buon numero di ultraquarantenni e di addetti ai lavori. Nessuno scritto originale per l’occasione, ma in qualche modo inediti sono i film realizzati da Anthony Balch in collaborazione con Burroughs, interessanti documenti d’annata, sperimentazioni grezze ma efficaci di scomposizione visivo-verbale. BRION GYSIN, pittore poeta inventore del “cut-up” nonché vero ispiratore di buona parte della tematica Burroughsiana, è l’unico tra i letterati ad avere preparato “lezioni” accademiche, in bilico tra autobiografia, finzione e parapsicologia. Gysin si impegna inoltre a recitare e cantare alcune sue composizioni accompagnato da un gruppo alquanto mediocre e raccogliticcio di ‘improvvisatori’ (sullo stesso genere free, meglio la documentazione su Hut Records in compagnia di Steve Lacy).
Molto meno interessanti le lunghe tirate politiche di JOHN GIORNO, onesto poeta beat ma del tutto fuori luogo in questo contesto, oltretutto con sottofondi rap-disco. Sorvolo su altri interventi e performance che servono un po’ da tappabuchi, cito solamente la divertente esibizione di PAUL BURWELL e ANNE BEAN, e passo ai gruppi musicali. Le prime due sere si concludono con formazioni strettamente legate all’organico del Tempio: 23 SKIDOO e LAST FEW DAYS. I primi meno scatenati rispetto alla produzione vinilica riescono comunque a convincere con atmosfere inedite e ritmica minimale, coadiuvate da un eccellente apparato di proiezioni sovrapposte fra cui un super 8 degli stessi Skidoo in esercitazioni paramilitari. Last Few Days è un organico esordiente formato da Geoff Rushton, Stan Bingo e altri adepti: il concerto ricorda quello degli Skidoo ma è meno efficace, con grande spazio per clarinetto e sonorità spezzate care alla improvised music.
I CABARET VOLTAIRE di scena nella terza serata sono forse gli unici ad aver diligentemente svolto il ‘compito a casa’, presentando un brano di 23 minuti abbastanza atipico per la loro produzione recente: un lungo cut-up visivo con tre video-beams contemporanei, note basse e prolungate di tastiera (alla ‘Saucerful of secrets’) a cui si sovrappongono nastri di voci e suoni trattati, frenetico e rilassante allo stesso tempo. Apre l’ultima sera Z’EV, sperimentatore rumorista americano di cui circolano alcuni EP e una recente video cassetta per Fetish: lasciate a casa lamiere e percussioni si produce in un tour-de-force vocale spalleggiato da rumore bianco e macchina trita parole. Dulcis in fundo 23 minuti 23 di PTV, come già detto, non un concerto ma una installazione video, con beam gigante centrale e due serie di monitor sui lati. Lasciando da parte intenti e contenuti, che richiederebbero una analisi articolata, l’impressione generale per questo nuovo materiale è di trovarsi di fronte a qualcosa di tutt’altro che didattico e noioso: l’apparato visivo è mixato in modo altamente professionale, e qui si vede la mano esperta di Sleazy, con variazioni cromatiche computerizzate e scene di sesso e sanguinose iniziazioni sui piccoli monitor, un collage di immagini evocative sullo schermo centrale, culminanti in un remake inquietante da film fantascientifico.
Imbonitore ideale per l’ideologia del Tempio è un demoniaco speaker con orecchie appuntite e occhietti luminosi. La traccia sonora, che fa da sfondo alla voce di Genesis, lascia ben intravedere la linea musicale dei PTV: continua contaminazione dei generi con abbandono dei sintetizzatori in favore di strumenti acustici, etnici (addirittura percussioni realizzate con ossa umane), rumori concreti, l’impiego in alcuni brani di un’orchestra sinfonica (!) e di chitarre distorte tipicamente seventies (dove si vede che la storia del rock, di proposito e per ironia della sorte, si morde la coda). Se questo è il materiale che andrà a far parte delle prime video cassette e dischi PTV, presto in circolazione, il successo potrà facilmente superare quello dei Throbbing Gristle.
Il fatto che PTV abbia firmato un contratto con una grossa etichetta è solo un altro segno della ‘nuova linea’ operativa. Cosa penserà il vecchio Bill Burroughs dell’amico Genesis in codino e tunica mimetica, lui che ha sempre sostenuto che le religioni devono essere “tassate fuori dall’esistenza”?