Earth Inferno

Il presente saggio è stato pubblicato in Sixtrum, Anno 2003 – Numero due – Equinozio d’autunno
© Giuseppe M.S. Ierace
 
 
“Earth Inferno”, recentemente riproposto da Stefano Landi, a cura di Roberto Migliussi (Livorno, 1999), venne pubblicato per la prima volta, a spese dell’autore, Austin Osman Spare, nel 1905. In esso si vanno alternando illustrazioni ad aforismi ed ossimori, che risentono di originali teorie magico-sessuali. Due anni dopo, vide la luce un’altra raccolta di disegni, altrettanto bizzarri. “The Book of Satyrs” (“Un Libro di Satiri” nell’edizione italiana di Livorno, 1997) stampati sempre privatamente. Comunque, il testo considerato più importante per accostarsi al pensiero di Spare compare solo nel 1913: “The Book of Pleasure” (“Il Libro del Piacere”). Subito innanzi lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il Nostro diresse una rivista dall’emblematico titolo di “Form”, a cui collaborarono W.B.Yeats e Havelock Ellis. Mentre, alla fine di quello stesso conflitto bellico, inizia, nel 1919, la pubblicazione di un altro periodico: “The Golden HInd”, grazie anche ai contributi di Robert GRaves e Sidney Sime. Nel 1921, l’editore Morland Press accetta di dare alle stampe un secondo saggio spareano in tema di magia sessuale, a spese di un’attrice di music-hall: “The Focus of Life” (nell’edizione italiana di Livorno, 1997, tradotto in “Il Centro della Vita: i mormorii di Aaos”).
Verso la fine della sua esistenza cercò di riunire anche se non proprio organicamente la più grande parte degli insegnamenti ricevuti dalla signora Paterson, la strega che lo aveva iniziato a quest’arte. Questa raccolta, quasi di tipo antologico, è costituita, come era ormai suo stile personale, da una serie di complicati aforismi ed assiomi. Ma, nel 1956 stava pure lavorando ad un “Libro di Magia”, che aveva deciso di intitolare “The Book of the Living Word of Zos” poiché in esso aveva sviluppato ed esteso quell’atavico alfabeto magico di cui era stata anche presentata un’anticipazione in “The Book of Pleasure”, già nel 1913, e nel quale ogni lettera rappresenta un principio sessuale in grado di mobilizzare strati remoti dell’inconscio.
Solo dopo la sua scomparsa, l’esecutore testamentario, Kenneth Grant, rintraccia tra le disordinate carte, gli appunti inediti di un altro saggio in materia stregonesca , indicato come “The Grimorie of Zos”, a completamento del precedente “Anatema of Zos-The Sermon to the Hypocrites” (“Anatema di Zos – il Sermone agli Ipocriti”).
Austin Osman Spare fonda il suo personalissimo sistema magico sulla più selvaggia delle spinte istintuali, quella sessuale. Per lui la potenza dell’erotismo va evocata “fino a stadi di parossistica esasperazione”, poiché  l’oggetto d’amore di questa sua ‘Nuova Sessualità’, propugnata ripetutamente nei suoi scritti, è l’intera Natura vista come incessante tripudio di perpetua fortificazione. Il Sabba delle streghe ne costituisce la rappresentazione più forsennata forse; proprio perché privo di precisi riferimenti individuali, la sarabanda blasfema, di dionisiaca memoria, esaurisce ogni tensione erotica al suo stesso interno, e ciò al solo scopo di concretizzare le aspirazioni dei partecipanti.
Il pansessualismo arriva a congiungersi con l’Amore di Sé, tanto che in “The Focus of Life”, Spare ammetterà: “Io sono interamente sesso”!
La magia nera si traduce allora in un’ossessiva monomania che pone ogni potenzialità psicofisica al servizio dell’individualità egoica assunta a supremo valore, “Tutte le divinità – afferma il Nostro nell’inedito “The Grimoire of Zos” – sono me stesso: io sono Dio e ogni altra divinità come immagine (di Dio). Ho dato nascita a me stesso…sussisto oltre qualsiasi legge”.
La nuova legge sarà l’arcano del mistico instabile: non importa, non occorre essere, non vi è necessità: fa piacere a te stesso – scrive in “The Book of Pleasure” – è il credo (La Fede che sempre si sforza di raggiungere la negazione è tenuta libera, in questo stato, dalla memoria)”.
Nell’immagine femminile si concentra ogni simbolo dell’ancestrale desiderio di entrare in comunione con la Natura, anch’ella un’entità femminile eterna e primordiale, che si ripropone in tutte le manifestazioni di ogni singola femminilità, come una figura riflessa all’infinito in innumerevoli erotiche possibilità espressive. La sessualità forse la potrebbe limitare in cotanta esplosiva potenzialità, imprigionandola in una semplice forma effimera, mentre l’adorazione di ciò che è inconcepibile richiede la trascendenza del fenomenico e la diretta, immediata sperimentazione, nella perfetta unità dell’Amore di Sé. Difatti, asserisce in “The Grimoire of Zos”: “il possessivo personalizza”, costringe l’amore in una sorta di idolo parziale e arbitrario, falso ed irreale.
Del resto l’eternità non si può affatto rendere per simboli se non in maniera forzatamente circoscritta nella dimensione temporale del “qui e ora” poiché aggiunge: “la familiarità porta fatica, la fatica porta indifferenza, fa che nulla sia visto in questa forma; fa che la vista sia visione, ogni sguardo una rivelazione. La fatica scompare quando sia questo l’atteggiamento costante”. Lo stimolo dovrà allora essere continuo, perché “ciò che è familiare è sempre sterile”; l’immagine bisognerà che si riproponga reiteratamente in termini di novità.
In un’invocazione, Rechtaw va letto al rovescio “Watcher”, colui che veglia, perché Spare ricorre alla simbologia dei contrari proprio come chiave della materializzazione del desiderio e del totale assorbimento del fluido dell’Io nella sua sorgente impersonale.
 
“O potente Rechtaw!
Tu che esisti in tutte le zone erogene,
Noi ti invochiamo!
Per al forza dei significati che nascono
dalle forme che io faccio
Noi ti evochiamo!
Per i nostri sacrifici, astinenze e transvalutazioni.
Noi ti evochiamo!
Per i concetti sacri e centrali
dacci la carne.
Per la quadriga sexualis
dacci l’eterna risorgenza!
Per il sacro diagramma delle Parole del Cielo
Noi ti evochiamo!”
 
Questa preghiera a Rehctaw è una formula di regressione, di ritorno al remoto, della nostalgia dell’inversione, che dal sesso conduce all’Amore di Sé, attraverso l’estasi autotelica.
“Posso parlare di quest’unica intensità senza forma? – scrive in “The Anatema of Zos” nel 1927 – Conoscete l’estasi interiore? Il piacere tra Io e Sé? Nel momento di tale estasi non v’è pensiero per gli altri, non v’è pensiero”. “Provocare coscienza nel tocco, estasi nella visione…Fa che la tua più alta virtù sia l’insaziabilità nel desiderio, il coraggio nell’indulgenza verso te stesso e nella sessualità primordiale”. E questa preghiera non potrà che chiudersi con una esortazione all’eccesso:
Fa che vinca questa fatica e sarò un Dio”.
A completare il pensiero del Nostro stanno anche altre frasi assiomatiche dall’apparenza paradossale. “Fortunato è colui che assorbe i corpi femminili – sempre proiettatisi – per acquisire l’estensione del suo corpo”. Ciò implica l’unificazione della sensazione su più piani simultaneamente, su tutti per conseguire consapevolezza di ogni entità in un continuo – infinito – presente. “L’entità esiste in molte unità simultaneamente senza coscienza dell’io come un’unica carne. Esiste infelicità maggiore di questa?”
Il desiderio dell’uomo per la donna proviene dal bisogno istintivo di ritornare alle proprie origini, alle radici del Nulla, in quel vuoto della beatitudine preconcettuale”. Eppure sì, nel coito si assapora fuggevolmente qualcosa di quell’estasi primordiale, in cui, oltre ai corpi, si congiungono le speranze future del superconscio con gli istinti subconsci, provenienti dal passato, onde sperimentare direttamente la realtà del presente.
L’impedimento alla conseguenza fisiologica del concepimento produrrebbe pertanto una corrente vitale piva di forma e aspecifica, cosmica. Poiché quanto di implicito fornisce il futuro e quanto di esplicito è stato prodotto dal passato possono finalmente venir resi reali dall’immagine, attraverso un’informe continuo infinito presente.
L’azione immediata non conosce una concettualizzazione. L’esperienza diretta non consente concepimento. La realtà va allora realizzata nella vita, perché indulgere nel pensarla è illusione, separazione del soggetto dall’oggetto, tormento ma non verità. La realizzazione è invece sinonimo di redenzione dalla materia, in quanto consiste nell’esperienza immediata e prossima della coscienza cosmica.
“Noi esistiamo – ebbe a commentare l’esecutore testamentario Kenneth Grant – come esistono le stelle, nel vuoto di una coscienza infinitamente immacolata. Tra ciascun punto brillante si estendono lo spazio, il sonno o la morte”. Nell’inedito manoscritto “The Grimoire of Zos”, Spare aveva indicato come “sentiero tra le estasi” la metafora dello “stare in mezzo”, di ritrovarsi in quello spazio vuoto in cui si cela ogni nostro più recondito potenziale. È proprio qui, in questa dimensione soprasensibile che “Nirvana e Sangsara non sono due”, ma coincidono di modo che lo spirito si realizzi per il tramite del corpo.
Nel primo disegno della raccolta “Earth Inferno” (1905), Austin Osman Spare raffigurò la Donna Universale, colei con la quale Zos, il corpo considerato nel suo complesso, “percorre la via diretta”. È Ella l’iniziatrice e guida della Nuova Sessualità, quella che trascende la dualità e rende la concezione stessa del sesso indissolubilmente legata a quella della morte. E sempre in “Earth Inferno”, Spare affermava che “la morte è tutto”! L’idea della morte è stata accentuata dai culto magico-religiosi dell’antichità poiché foriera di una nuova nascita su di un altro piano dell’esistenza. La tomba scavata nella nuda terra ed il grembo materno divengono giusto così del tutto intercambiabili, quasi per indicare l’andirivieni dell’ego dal livello della materia a quello infinitamente più sottile. “Il venire avanti di quanto è represso; il divenire attraverso l’andare, la grande occasione, l’avventura della Volontà che si trasferisce nel corpo”! L’illustrazione che compone il frontespizio de “Il Libro del Piacere” è intitolata “The Death Posture” ed in realtà sarebbe “una impostura, una simulazione di morte,  - ha commentato Kenneth Grant – destinata a permettere che il sogno represso riemerga e si trasferisca nel corpo”: In “The Focus of Life” (1921), la posizione della morte viene descritta quale “simulazione di morte attraverso la completa negazione del pensiero, cioè la protezione del desiderio dalla fede ed il funzionamento di tutta la coscienza attraverso la sessualità”! “Attraverso la posizione della morte è permesso al corpo di manifestarsi spontaneamente e divenire impenetrabile all’azione. Solo colui che non è consapevole della sua azione è coraggioso al di là del bene e del male ed è puro in questa saggezza del sonno profondo”.
Come nel rito massonico, alla simulazione della cerimonia funebre, dovrebbe conseguire una vera e propria resurrezione in grado di esteriorizzare ogni verità interiore, come in una catarsi, che per Spare è vissuta sia a livello spirituale che corporeo.
 
Ierace G.M.S. “L’estasi della completa autorealizzazione” su Kemi-Hathor, n. 87, pp 29-35, 21 giugno 1997
Spare A.O. “Il Centro della Vita: I mormorii di Aos”, Livorno, 1997
Spare A.O. “Un Libro di Satiri”, Livorno, 1997
Spare A.O. “Earth Inferno”, Livorno, 1999