Borderlike, una confessione.

Una recensione musicale
2 012
BorderLike

 
l’E.p. è ascoltabile in streaming qui
 
 
Inbetweenneess. Nel mezzo senza dualismi, né bene né male.
Neanche una fluttuazione, più una metodologia nei confronti delle percezioni: debordamento continuo tra l'assenza di limite e l'al di là del principio di società.
Borderlike. Nessun ordine da ristabilire, una sola necessaria con-fusione che avvolga il tutto che siamo.
 
Ormai fa troppo caldo per continuare a proteggersi con i veli di Maya.
 
Ci hanno raccontato la folle storia della saturazione come fosse un primo sintomo della malattia, quando l'unica cura è l'infezione. Per questo ho deciso di gettarmi subito in rete, iniettare! Ho cercato un linguaggio, ho cercato dei punti da marcare, senza alcun successo. La metodologia Borderlike ha presupposto di fare la linea, non il punto. La linea scandita dalle percussioni martial industrial utilizzate come metagenere a cui affidare la codificazione di tutte le mie passioni, dalla volontà che ne scaturisce, mirata al solo desiderio; e che la mente conscia non ne sappia nulla, quella volendo o no è stata usurata dall'automarketing di questi tempi! Ma tutto è parte infinitesimale del resto che avanza. Viene avanti lo scarto della produzione ufficiale, e lì percorre la strada senza nascere ma già sempre nata e in fieri la nostra infezione.
 
E così ‘Radical Shock’ segna l'avvio all'abbandono della soggettività attraverso un rituale, danza ipnotica protesa in un dispiegamento continuo: "Due, tre cose, lasciale andare: le ho lasciate. Quattro, cinque possibilità: non le ho mai chieste. Sei: solo per necessità.
Una, vita. Non l’ho mai chiesta, non posso rendertela in una piega infinita".
Timpano su timpano sono scivolato inesorabilmente tra le pieghe del sogno scuro, tra stanze sporche e storie bianche, così ‘Dirty room & white stories’ accentua la cadenza con un gusto retrò, un sussurro pesante, un consiglio per affogare nei desideri bypassando l'amore vissuto come proprietà, inoltrando il gioco a rialzo della seduzione, continua.
"Non sono certo. Non sono io. Non digerisco mai. Non vedo bene. Non volo più. Non calpesto pavimenti". L'abbandono del soggettivo inesorabilmente fa posto alla presenza del non-essere, un altro abbandono. ‘En-counter’. "Non volo più. Non dopo la caduta dell’angelo lucente; chiamato: amore di un uomo". Un altro ancora, prima di apprendere che "le tue tentazioni sono cambiali scadute già da un pezzo".
‘Conspiracy with me’, cut-up da ‘Anathema of Zos’ di Austin Osman Spare, rilancia nell'abisso e sigilla questo e.p.
 
Borderlike è nel mezzo di tutte le discussioni che precedono lo sguardo conducendolo al limite delle possibilità, tra l’essenzialità di un cambiamento repentino, uno sconvolgimento richiesto e la romantica pretesa di abbandonare la strada vecchia per quella nuova.
 
Borderlike è la passione del debordamento, né limite né altro spazio ma linea di fuga su cui perdere i sensi, espandere le percezioni, sfiorare violentemente l’altro, oltre.
 
Daniele Vergni è solo un’individualità che ne è sopraffatta.