23 Skidoo

Il presente articolo è apparso per la prima volta in Rockerilla, n. 33, aprile 1983
“The Culling is Coming”
Operation Twilight
 
“Una Nuova Era di interpretazione Magica del Mondo e della esistenza sta per sorgere. Una interpretazione in termini di Volontà e Immaginazione foraggiata dal contatto con intuizione e istinto. Vuoi fare parte di un mondo di gente assopita? Vuoi abbeverarti alla droga del luogo comune? Sarai in eterno dipendente delle tuo auto-restrizioni?” Così recita uno dei comunicati del Tempio della Gioventù Psichica, a cui i 23 Skidoo, giunti al primo LP vero e proprio dopo una serie di EP nei più diversi formati, sono ormai totalmente convertiti. Il gruppo si è lascito irretire nella logica delle audio-meditazioni pseudo-mistiche sulla falsariga di quelle contenute nel doppio LP degli PTV (un lavoro per altro piuttosto fiacco sul lato musicale, e decisamente idiota e plagiante nel contenuto), e di due lunghe suite ‘rituali’ è appunto composto il disco, abbandonando qui parte della ricerca strumentale che aveva già dato buoni frutti in “Seven Songs”: sparisce la preponderanza ritmica afro-funkeggiante, che del resto era in gran parte dovuta alla moda in voga all’epoca, e compaiono i Mantra, le invocazioni, gli strumenti etnici, una ambigua e per lo più scontata ricerca para-musicale e para-religiosa, che solo a tratti si ricompone in episodi simili a quelli dei dischi precedenti. Ma sentiamo la giustificazione che il Tempio di Genesis P.Orridge dà di questa sacralità laica: “Nella sua storia l’uomo ha sempre fatto uso di rituali per raggiungere mete spirituali attraverso semplici azioni fisiche. Recentemente tale uso è stato limitato a dogmi religiosi generalmente riconosciuti, e dato che molti se non tutti questi ultimi sono caduti in discredito o vengono ora considerati irrilevanti, lo stesso è avvenuto per l’uso dei rituali, la cui esistenza è molto più antica e universale di qualsiasi chiesa organizzata. Ogni rito è un mezzo per concentrare e mettere a fuoco l’attenzione dei partecipanti su un particolare scopo o idea. È indispensabile soltanto che le tecniche impiegate abbiano significato e vitalità per i partecipanti. Visti senza questa fede, come succede ora per molti rituali registrati del passato, i procedimenti possono apparire semplicemente ridicoli, e la loro ripetizione meccanica lo sarebbe certamente. Gli iniziati del Tempio della Gioventù Psichica hanno elaborato metodi o rituali personali, non solo per rafforzare e raffinare i loro obiettivi interiori, sia sessuali che pratici, ma anche per procurare una fertile base perché tali obiettivi crescano e divengano reali”.  Continuando nella lettura ci si trova immersi in uno pseudo-messianismo vago e semplicista, la cui predica fa il verso a Aleister Crowley e ad una continuamente contraddittoria liberazione dai condizionamenti del mondo esterno, mediante l’assoggettamento a regole certo più curiose e anticonformiste (vedi il rito del “Sigillo dei tre Liquidi” per essere accettati nella comunità) ma non meno appiccicose e ripetitive. Gli Skidoo appaiono dunque più rappresentanti di una ‘moda’ e di un look effimero al pari di altri apparsi sul mercato discografico che non portatori di un ‘verbo’, una moda che fra l’altro ha le sue fanzine e i suoi adepti esperti in Chiese, Templi e Messe nere. Un gioco concertato a tavolino e da non prendere sul serio, che può trovare mille facili spiegazioni sociologiche (il clima morale devoluto delle metropoli, il ‘nuovo barbarismo’ incombente etc.) ma che a me paradossalmente ricorda quello che facevano gli Amazing Blondel dieci anni fa componendo ‘originali’ ballate in stile virginalista del diciassettesimo secolo. Perché il punto fondamentale è che, mettendo da parte le motivazioni e limitandoci a giudicare i risultati, queste sono cose già viste e sentite, e gli originali di musica indiana, etnica e sacra, sono senz’altro preferibili sotto tutti i punti di vista – specie per i comuni mortali che non abbiano ipoteche specifiche sulla propria spiritualità. Ma vediamo il disco da vicino. Bisogna dire ad onor del vero che i 23 Skidoo sono sempre stati sensibili a tematiche esotico-esoteriche (un loro singolo si intitolava “The Gospel Comes to New Guinea”), in questo caso però l’impresa si è rivelata superiore ai mezzi, dato che è molto difficile realizzare lunghe suites, praticamente improvvisate, che mantengano una valida concentrazione di esecuzione e una solidità formale. Appare così presuntuoso e pomposo lo svolgimento di “A Summer Rite”, un brano da ascoltare ‘all’infinito’ in quanto si avvale di bizzarre anomalie tecniche: a metà facciata il disco si interrompe su di un loop concreto-rumorista, il vinile cioè forma un solco concentrico che si ripete di continuo. Occorre allora spostare in avanti la testina, per trovare subito un altro ‘anello’ chiuso  che annuncia “La Venuta della Scelta”, cioè la selezione degli eletti si suppone, che è anche il titolo del LP. A questo secondo loop segue una banda di un centimetro con solchi distanziati su cui è stato materialmente graffiato-inciso il messaggio “Command as Fuck”, di facile interpretazione: la puntina naturalmente legge soltanto il rumore provocato dai salti, una postilla di copertina avverte che i 23 Skidoo non si ritengono responsabili dei danni provocati dall’uso del prodotto a qualche patito dell’hi-fi. Superato quest’ultimo ostacolo la puntina può tranquillamente muoversi nell’altra metà della facciata, che procede vacillante come era iniziata e si conclude sulle note di un clarinetto ubriaco. Il disco oggetto, già esplorato in mille modi da artisti e musicisti (Eno, Non, The Haters, ect.) viene qui usato come feticcio tecnologico per suggerire l’ineffabile, io interiore o divinità che sia: una stampella concettuale per la musica che ha ben poco di entusiasmante, l’uso grezzo e insistente di nastri preregistrati e loops ricorda tante dozzinali cassette autoprodotte che circolano da tempo, la buona volontà e la fede evidentemente non bastano. La facciata B si presenta molto più omogenea, piacevole all’ascolto specie nella lunga introduzione con flauti, gong, campanelli e amenità varie, e nel funereo finale: certo che similari viaggi mistici erano già stati affrontati anche all’interno del rock, nella lunga stagione ‘cosmica’ tedesca, e con ben altri risultati. I Popol Vuh o, per restare in materia di Templi, gli Ash Ra Tempel, celebravano la luce e la consapevolezza allargata delle droghe psichedeliche. Faust e Can esploravano anche le zone d’ombra della psiche, il misticismo dei 23 Skidoo è invece una sorta di humour nero deprivato dell’ironia, una esercitazione auto-idulgente con labili basi musicali o concettuali. Peccato perché, visti in concerto e con l’impiego intensivo di filmati astratti, porno, paramilitari (che tolgono ogni residuo profumo di Hare Krishna) gli Skidoo sono più ‘interessanti’ adesso di quanto non lo fossero nel periodo pre-iniziazione, e basta a comprovarlo il fiacco video distribuito a suo tempo dalla Fetish.
Speriamo che in futuro i fratelli Turnbull e compagnia si lascino meno prendere la mano da eccessi di fede e giochetti fini a se stessi (come quello del numero 23 ficcato da tutte le parti per le sue pretese proprietà ‘catastrofiche’ – vedi Burroughs e Colin Wilson) per dedicarsi a inspessire e raffinare il prodotto musicale.
 
Discografia:
“Ethics/Another Baby’s face” Pineapple products
“The Gospels Comes to New Guinea/Last Words” Fetish – 12” EP
“Last Words” Fetish – promo
“Seven Songs” Fetish – Mini LP
“The Culling is Coming” Operation Twilight – LP